pensieri

Riflessioni sulla difficoltà dei cambiamenti


I momenti di pianura, quelli in cui vivi di rendita delle fatiche fatte, sono rari.

Siamo in costante mutamento e spesso assestarsi è dura, non viene così facile accettare che possiamo essere altro da ciò che pensavamo di essere, accettare che si può cambiare idea, che si possa fare qualcosa che non si è mai fatta.

È dura imparare a lasciar andare gli attaccamenti al passato, smettere gli abiti che non ci stanno più… è rassicurante avere idee immutabili e comportamenti sempre uguali a se stessi, ma la vita è fluida e rimanere fissi in atteggiamenti che ormai non ci appartengono più è deleterio, spesso rimaniamo attaccati ad un idea di noi che non rispecchia il presente ma ciò che siamo stati.

Accettare questo non è facile ma nel momento in cui si capisce che possiamo concederci di essere tutto e il contrario di tutto si ha un senso di libertà tale che sembra di volare…

Ma siamo esseri sociali… una volta affrontata la salita della comprensione e la discesa liberatoria, la pianura riposante dura poco… nelle relazioni sociali il cambiamento che per noi è stato graduale e digerito appare come mutamento inspiegabile, chi ci circonda ci guarda e non ci riconosce e se vogliamo mantenere dei rapporti sociali ricomincia la salita faticosa del riuscire a far accettare che possiamo essere altro da ciò che eravamo anche a chi ci circonda… o del riuscire ad accettare noi per primi che gli altri possano non comprenderci…

Sarebbe bello essere così indipendenti emotivamente da non aver bisogno dell’amore altrui, dell’approvazione altrui… ma se cercare amore può essere comunque positivo, proprio perché l’essere umano ha comunque una natura sociale, cercare l’approvazione è sicuramente un atteggiamento deleterio per la nostra autostima, fiducia e salute. L’atto d’amore più grande è amare senza dover prima approvare… l’approvazione implica il giudizio ed il giudizio ingabbia, non lascia liberi di cambiare e seguire il flusso della vita… noi per primi spesso siamo i peggiori giudici di noi stessi e limitiamo le nostre possibilità con paletti, giudizi e critiche.

Mi sto rendendo conto che questo fluire, questo continuo assestarsi, ha pochi momenti in cui si vive di rendita e molti invece in cui il lavoro su noi stessi è costante.

Sì, le pianure sono poche… perché imparare ad amarsi sempre e comunque è in salita ed in salita poi è pure la restituzione di chi ci circonda, il confronto con chi non ci riconosce più …

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Agli artisti piace provocare


Ebbene sì… il video che troverai a questo link  è una provocazione bella e buona.

Ma agli artisti piace provocare o non possono farne a meno?

Un’esperimento che vuole vedere quanto sia inutile il SEO in confronto a titoli clickbait e miniature ammiccanti su you tube… in Toscana c’è un detto in vernacolo che non è il caso che io citi, ma che riassume in tre righe la prosopopea che andrò a proporvi. Di seguito un video pubblicato sul mio canale ASMR con la relativa presentazione da me scritta nell’infobox. Vedremo poi dati alla mano…

Meditate.

Messaggio del video

🚩 Sei caduto in un tranello clickbait, questo video sarà leggermente diverso dal solito, non per lo stile, sono sempre io, la stessa cara vecchia Arasulè… ma perchè ho fatto un esperimento con una copertina volutamente ammiccante sessualmente ed un titolo clickbait. Voglio vedere se le visualizzazioni sono effettivamente influenzate dalle promesse di certi contenuti che a mio avviso c’entrano poco con l’ASMR. Spero che tu voglia comunque rimanere ed ascoltare ciò che ho da dire in proposito, il video sarà comunque in modalità relax con vari triggers.
Per me i tingles ASMR non hanno nulla in comune con l’eccitazione sessuale. L’ ASMR mi rilassa, mi fa dormire, l’opposto della stimolazione sessuale.
Questo non significa che ritenga sbagliato che altre persone la pensino diversamente.
Mi infastidisce che il sesso sia usato per vendere qualcosa, per attirare un grande pubblico con poco sforzo.
La pubblicità usa il sesso per vendere automobili, gelati, vestiti … sembra che nulla si proponga per quello che è veramente … il marketing è basato sul sesso in quasi tutti i settori.
La mia critica è verso il sistema che invia un messaggio sbagliato alle persone, che infila sesso ovunque, rendendo la sessualità iper sfruttata in ambiti non pertinenti.
In quanto artista che ha dipinto figure nude per anni non puoi certo accusarmi di essere bigotta, voglio chiarire che questa non è una campagna contro il sesso, ma mi irrita che questo venga sfruttato a sproposito e venga scelto come via breve verso il successo.
Se hai fatto clic sperando di trovare i microfoni leccati o 3Dio succhiati, sappi che non li troverai, questo video è stato un esperimento per vedere quanto sia importante il coinvolgimento sessuale nel successo su YouTube.
Lascia un commento in proposito se ti va !

🚩 I apologize in advance for my bad english, the translation of this text was done with google translator. You fell into a clickbait trap, this video will be a bit different than the usual ones on my channel, not for the style, but because I did an experiment with a deliberately sexually smattering cover and a clickbait title. I want to see if the views are actually influenced by the promises of certain contents that I think have nothing to do with ASMR. I hope you still want to stay, the video will still be in relax mode with various triggers.
For me ASMR tingles have nothing in common with sexual excitement. ASMR relaxes me, it makes me sleep, the opposite of sexual stimulation.
This does not mean that I consider it wrong that other people think it differently.
It annoys me that sex is used to sell something, to attract a great audience with little effort.
Advertising uses sex to sell cars, ice cream, clothes … it seems that nothing is being proposed for what it really is … marketing is based on sex in almost every field.
My criticism is towards the system that sends a wrong message to people,that makes sex around anything, making sexuality worthless and hyper-exploited.
As an artist who also paints nude paintings for thirty years you can not accuse me of being a bigot, I want to make clear that this is NOT a campaign against sex.
If you clicked on the video hoping to find licked mics, suckled 3Dio, be aware that you will not find them, this video was an experiment to see how important sexual involvement is in the success of a video.
I hope you will understand and make a laugh, maybe you can also stop on my channel and appreciate the triggers I will do.
I would have wanted to translate everything I said in the video but my english is bad and already so do not know how many gaffes I will have done!

 

Gino


IMG_5180Un giorno è apparso, era tutto testa per wuanto era magro e non ha più voluto andarsene… Non gli bastava venire a mangiare i croccantini, voleva stare qui, si teneva un po’ in disparte ma deciso a rimanere a casa nostra. Non era uno stinco di santo, era un gatto arrivato da chissà dove, abituato a lottare e a cacciare… Per un anno è successo il finimondo con Biagio, l’altro maschio che già abitava con noi e alla fine ho dovuto sterilizzare entrambi perché non attuivo più a curare i morsi che si procuravano. Finalmente si era creato un po’ di equilibrio… Lui non era uno di quei gatti appiccicosi che ti stanno sempre tra le gambe ma era comunque una presenza costante, sempre intorno casa, e quando lo chiamavo arrivava a corsa…non disdegnava le coccole anche se non le chiedeva, se ti avvicinavi per accarezzarlo o per dargli qualche bacino sulla testa iniziava a fare le fusa. Aveva i suoi posti preferiti, posti che ancora recano la sua impronta… dopo qualche mese con noi è diventato ciccione ed aveva bisogno di appoggiarsi al tronco di un albero per potersi leccare a dovere, il suo leccatoio preferito era il tronco del gelso. Lo chiamammo Gino e lui sembro capire subito che quello era il suo nome. E poi in silenzio se n’è andato, lo abbiamo visto la domenica mattina con il suo modo pacato e sornione girottolare intorno casa…come sempre. Non è più tornato. Non so cosa gli sia successo, non so se abbia deciso di andare a morire da qualche parte o se si sia sentito male durante la sua solita giratina pomeridiana… Di fatto come è apparso è scomparso nel nulla. Di una cosa sono certa, i tempo che è stato con noi è stato un gatto felice. Ogni creatura che ci ha fatto il regalo di sceglierci come famiglia è diversa, ognuna ha il proprio carattere e ci ama a modo suo. Non avrei creduto che l’ultimo arrivato, così poco invadente negli atteggiamenti mi sarebbe mancato così… e invece mi manca la sua presenza cicciona, manca un pezzo della famiglia. Erano passati diversi anni dalla morte di Rossio e forse adesso sono più forte, ma le perdite portano sempre dolore, ogni volta che si creano legami, quando questi legami si spezzano, inevitabilmente si soffre…e i ricordi anche a distanza di tempo restano.

Anteprima!


Questo post lo scrivo per invitarvi a guardare il video TAG sull’infanzia che uscirà sul mio canale Martedì 1 agosto 2017 alle 14,30!   Ho amato rispondere a queste domande, mi hanno permesso di ricordare alcune cose di me e di quando ero bambina e sono molto contenta di come è venuto il video.
Per essere sicuri di vederlo ISCRIVETEVI SUL MIO CANALE E ATTIVATE LE LE NOTIFICHE cliccando sulla CAMPANELLINA! http://www.youtube.com/c/ArasulèASMR

Ecco di seguito le domande a cui ho risposto nel video:

1)la tua favola preferita? perchè?
2)ti piaceva impersonare i personaggi delle favole?se sì, quali?
3)qual’era un punto di ritrovo nella tua città/paese dove andavi per incontrare i tuoi
amici di infanzia?
4)triggers preferiti?quali ti piacevano di più?preferivi ascoltarli in momenti specifici?
5)il tuo più grande sogno
6)la materia che ti piaceva di meno?parlane
7)cosa eviteresti di fare se potessi tornare indietro nel tempo?perchè?
8)ti è sempre piaciuto il tuo nome?se no, quale avresti voluto avere?
9)mostra un oggetto legato alla tua infanzia e, se vi è possibile, facci del tapping
in stereo-mode
10)parla di un momento nostalgico del passato
11)da piccola/o preferivi la voce di quale genitore?spiega il perchè
12)tagga chi vorresti assolutamente che lo facesse, poi precisa che però il tag è rivolto
a tutti

Le vane intenzioni


Per anni ho androginizzato la mia persona, ho mortificato la mia femminilità, probabilmente l'ho fatto in modo inconsapevole, per richiamare l'attenzione sulla mia essenza, sulle mie doti artistiche, probabilmente al fine di essere apprezzata per le mie qualità interiori. La frase fatta che una donna deve sempre dimostrare quanto vale più di un uomo è una triste verità, perché se una donna ha il rossetto rosso non importano le parole che usciranno dalla sua bocca, l'attenzione sarà attratta solo da rossetto rosso.
Ma è giusto soffocare la propria femminilità per evitare incomprensioni? È giusto rinunciare a truccarsi, acconciarsi, sentirsi a proprio agio con la propria parte femminile e mostrarlo apertamente? No, non lo è. Ma la realtà torna sempre a bussare alla porta, e le intenzioni vengono travisate, vengono ignorate, non vengono proprio viste…. perché se la mia intenzione è quella di mandare un messaggio ne viene recepito un altro? Perché se mandassi questo messaggio nascosta da un velo arriverebbe direttamente? Perché una donna non ha il diritto di essere donna, di curarsi esteticamente, di apparire piacente senza per questo essere recepita come sensuale o provocante? Perché per essere ascoltata devo mortificare la mia femminilità? Sono domande a ruota libera, forse stupide… Ma mi sto rendendo conto sempre più spesso che le mie intenzioni non vengono recepite, vengono travisate.
Vorrei sentirmi libera di poter esprimere i miei contenuti usando l'involucro che più mi aggrada in quel momento, e vorrei che i contenuti fossero presi per quello che sono e non fossero influenzati dal mio involucro… se sono nata donna evidentemente un motivo c'è ma non per questo devo rinunciare a esprimere cose che con l'essere donna non hanno necessariamente a che vedere…
Il fatto che curi il mio aspetto non significa che voglio che il mio aspetto abbia la supremazia sulle mie idee. Sarebbe bello che le intenzioni arrivassero per quello che sono… Sarebbe bello che ciò che le persone hanno da dire arrivasse indipendentemente dal loro aspetto, sarebbe bello ricevere commenti e complimenti per le mie capacità… sarebbe bello che io possa esprimere la mia creatività anche ben vestita e ben truccata senza per questo ricevere apprezzamenti sulla mia persona esteriore e non sulle mie doti interiori.
Mi sono dilungata e forse non sono riuscita ad esprimere i concetti che volevo esprimere… È che vorrei essere già in un'utopica società dove la libertà di essere se stessi in ogni aspetto della propria persona non pregiudica il messaggio che si vuole mandare.

“L’assurdo comico” backstage, prova generale e Spettacolo


E anche lo spettacolo di fine corso, quella cosa per cui abbiamo lavorato mesi ed abbiamo trepidato, è andato… I miei compagni di avventura hanno scritto riflessioni molto belle… personalmente sento di non aver molto da dire in merito se non un enorme GRAZIE a questo gruppo affiatato con il quale sono stata benissimo e con cui ho avuto voglia di fare le prove anche quando il fisico sarebbe rimasto a letto.

Mai una prova mancata, imbottita di antidolorofici, traballante, con il dente cavato… e tutto per senso del rispetto verso gli altri ma soprattutto perché con questo gruppo di persone mi sono trovata a mio agio e  non vederle per una settimana mi sarebbe dispiaciuto troppo.

Questa esperienza, che spero di ripetere, mi ha fatto capire che non mi importa tanto recitare quanto più stare nell’atmosfera che si crea. Sono contenta di aver avuto una parte con poche battute ma di espressione corporea, sono contenta di aver potuto cantare nuovamente dopo molti anni e sono contenta di aver goduto del lavoro dei miei compagni di viaggio che hanno imparato parti difficili e lo hanno fatto con entusiasmo.

Un ringraziamento all’amica, insegnante e regista Monica Menchi.

E menomale che non volevo parlare!

Vi lascio con un breve video-collage di foto nelle quali ci siamo soprattutto mio marito ed io, metterle tutte sarebbe stato troppo!

Pudicizia


Quando morirò, il più tardi possibile, voglio che mi venga risparmiato di essere vista nella bara.

Trovo che sia privo di pudore mostrare un corpo senza vita distrutto dalla malattia, la pelle cerea con la freddezza e la durezza del marmo… un guscio vuoto privo della vita che lo animava e rendeva la persona quella che era.

Ho visto donne che non uscivano senza un filo di trucco e mai in disordine, esposte alla mercè degli sguardi senza un velo di colore sul volto, con i segni della sofferenza…e magari negli ultimi giorni della loro vita si erano pure private della gioia di vedere gli amici per pudicizia.

Truccare i morti è una forma di amore che da noi non è in uso.

Da noi mostriamo gli spettri di ciò che è stato.

A ruota libera


Il giudizio. Su tutto, sugli altri, su noi stessi…parole o silenzi che si incastrano in gola e ci soffocano.

Ho appena scritto questa frase su Facebook e già è servita a sciogliere un po’ il famoso ovo sodo che ogni tanto appare in gola… sì perché ormai sono arrivata ad una comunicazione tale tra corpo e mente che non appena taccio qualcosa, reprimo un sentimento o un pensiero, lui arriva e si materializza, un secondo prima non c’è e un secondo dopo ostruisce la gola. C’è chi lo chiama groppo o gnocco…io lo chiamo Ovo sodo, come quello del film di Virzì. E ormai ho capito che se ne va quando vuole, che l’unica cosa da fare è accettarlo e dirgli ok, ho capito, mi sto tradendo in qualche modo, sto tacendo qualcosa che vorrebbe urlare, sto facendo finta che vada tutto bene… e lui sta un po’ lì, a volte anche un giorno intero… se sono fortunata magari verso qualche lacrima che lo lubrifica….

Qual’è la mia più grande aspirazione? Al momento credo che la priorità assoluta sia la centratura, mantenermi centrata e serena indipendentemente da ciò che accade all’esterno. A volte ci riesco. Poi ci sono giorni in cui ti accorgi che invece il giudizio altrui è ancora così maledettamente importante… che poi non è il giudizio altrui in generale, è quello di coloro a cui tieni, che in fin dei conti che te ne frega di Tizio e di Caio se ti approvano o meno? Il guaio è che dopo un lavoro enorme di accettazione di te stessa, di imparare a volerti bene anche con i tuoi limiti, di imparare ad accettare anche le parti ridicole e di amarle, ti ritrovi a dover affrontare il rifiuto di coloro che ami. Una vita a tentare di togliere la cera, la maschera protettiva e poi proprio quando sei a volto scoperto ti arrivano i ceffoni… Tanta fatica per amarti, per voler bene anche alla parte bambina che hai soffocato sotto una coltre di buone maniere e convenzioni, tanta fatica per poi dover ricominciare da capo con altrettanta fatica…

Ma questo lo raccontano metaforicamente anche i Tarocchi, strumento tanto osteggiato e ingiustamente demonizzato. I Tarocchi ci raccontano una storia, che la vita è fatta di cicli… si cresce e si matura e poi si fa uno scatto con la Ruota della fortuna, si passa per mille peripezie e poi si arriva alla completezza del Mondo… ma dopo il mondo si riparte dal caos del Matto…e così via… Era molto che non scrivevo a ruota libera i miei pensieri, ma stamani è arrivato improvviso e inaspettato il crollo della Torre… ma nella storia dopo la distruzione arriva La Stella, la carta di messa a nudo e di fusione tra spirito e materia, la carta della speranza.

Oggi m’è presa così.

 

Video chiacchiere nel mio Atelier


In questo video parlo un po’ della mia vita quotidiana di pittrice e vi mostro il mio Studio d’Arte, il luogo dove passo la maggior parte della mia giornata.

Iscrivetevi al mio canale YouTube per essere sempre aggiornati.

Io dico basta


Dopo aver scorso una decina di concorsi d’arte che finiscono tutti per chiedere soldi, ho maturato la decisione che per fare concorsi smetterò di pagare.
Se tutti gli artisti facessero così smetterebbero di fiorire sedicenti organizzatori e galleristi dell’ultima ora…
SMETTERE DI PAGARE PER CONCORRERE A PREMI PITTORICI E’ L’UNICO MODO PER BLOCCARE GLI APPROFITTATORI.
Amici artisti lo capite che sfruttano soltanto il nostro desiderio di emergere?
Posso capire un rimborso spese nel momento in cui si partecipa ad una mostra, ma pagare anche fino a 50 euro solo per MANDARE UNA FOTO DI UN OPERA senza la certezza di poter esporla fisicamente mi pare una follia.
IO DICO BASTA.
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Sconfinamenti


Oggi vi propongo l’intervista che mi è stata fatta ieri nel mio studio da Luca e da Nina della Compagnia Ultimo Teatro nell’ambito del progetto IL SOMARO – DIARIO DI BORDO / SCONFINAMENTI

A cura dell’Associazione Culturale Le Strenne di Baal e della Compagnia Ultimo Teatro Produzioni Incivili
co-finanziato nell’ambito del Progetto My Time For Montecatini
si ringrazia per la concessione degli spazi Terme di Montecatini Spa e Parrocchia S. Francesco

MARTEDÌ 9 AGOSTO 2016

[Anche se Monica, è cresciuta e vive a Margine Coperta, abbiamo deciso di intervistarla perché ci piace come persona e come pittrice, ma soprattutto, perché ci piace che la sua esperienza legata alla città – soprattutto nella sua infanzia e nella sua adolescenza –, rimanga come tassello necessario a costruire quella conversazione aperta che stiamo facendo sul territorio della Valdinievole.]

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Mi chiamo Monica Spicciani e sono nata a Montecatini Alto, anche se in realtà sono cresciuta a Margine Coperta. Oggi sono una persona che sta cambiando un po’ rotta, che vuole migliorarsi sia nell’arte sia a livello umano. Sto intraprendendo un percorso per incontrare quella leggerezza ed quella positività che, mi sono sempre mancate. E ora, a quasi 46 anni, ho deciso di provare un cammino nuovo. Perché quando fai sempre le stesse cose, gli stessi errori, ti rendi conto che forse è l’ora di cambiare atteggiamento per non tornare sempre, nello stesso circolo vizioso.

Sono una pittrice ed ho, una forte memoria fotografica per i volti. Non mi ricordo i nomi, però una volta che visto un viso, me lo ricordo per sempre. Mi piace anche capire le persone, anche se non sempre ci riesco, perché a volte alcune sono talmente chiuse che mi diventa difficile a smascherarle. Ed è tramite il ritratto che vengono fuori alcune parti di loro che non conoscono, che non sanno di avere. Sinceramente non so come si svelano, questo avviene per caso. Io non mi pongo di fronte alla tela in modo macchinoso o cerebrale. Inizio sempre con una sessione fotografica e poi, quando passo dalla foto alla tela, aggiungo qualcosa di me che si unisce, appunto, a quello del soggetto ritratto. Ma come ho detto, non è una cosa voluta, è una sorta di alchimia, una sinergia immateriale.

Il lavoro sulle donne è sempre stata la mia passione. Fin da piccola ho sempre disegnato soprattutto, volti femminili. Poi, dopo aver fatto l’Accademia, la mia attrazione è continuata, anche se per un breve periodo ho glissato, dedicandomi ad altri argomenti pittorici. Ho fatto anche un anno di astratto, ma questo è stato un po’ come ripulirmi, un modo, per poter ripartire con progetti nuovi, ritornando così alle mie origini; perché il femminile è quello che mi interessa. Ultimamente, infatti, sto lavorando molto sull’autoritratto. Attraverso autoscatti, cerco di immortalare quello che io penso, sia una reazione a quello che percepisco dal mondo. In precedenza ho fatto anche un lavoro sulle bambole, sulle Dolls, sia utilizzando una mia amica sia utilizzando me stessa. Questo lavoro affrontava il tema della donna che non è più giovane e che, attraverso, un trucco pesante, vuole sì giocare ma anche eludere il tempo che passa. E mi piace l’interazione da parte di chi osserva un mio quadro, mi piace sapere cosa gli trasmette, mi piacciono le sue osservazioni. Nonostante io dia una mia interpretazione all’opera, voglio che il messaggio sia libero e personale.

Oggi, non so se è scomparsa la bellezza, una cosa però ne sono certa, è scomparsa la capacità di vederla. Siamo sempre in un altro luogo rispetto a dove ci troviamo. Siamo sempre collegati. C’è una sorta di mania verso le tecnologie che ci tiene sempre a testa bassa. Anche io ho questa sorta di abitudine di fotografare i luoghi o un piatto particolarmente bello, però, una volta fotografato poso il telefono e mi godo la serata, quello che ho intorno, ma noto: molte coppie, anzi molti giovani che non lo fanno e questo, mi da il senso di una perdita totale del contatto. Sembra tutto social virtuale e magari, sei lì con la persona che ami e non ti guardi neanche negli occhi. Ed in questi casi che si nota di più, non soltanto la perdita della bellezza, ma soprattutto quella del sentimento in assoluto. Io non ho una soluzione, posso solo pensare a me ed a quello che faccio, alla mia onestà, nella mia capacità di lanciare dei semi con la speranza che germoglino. Non sono un donchisciotte, non ho la velleità di poter cambiare le cose, so solo che questo potrà avvenire solo quando la maggior parte di noi lo vorrà.

Io, do un grosso valore alla memoria proprio perché ne ho poca. Per questo ho molti blog, perché voglio appuntare e fermare le mie esperienze, che esse siano legate alla lettura di un libro che esse siano legate ad un esperimento fatto in cucina. Ed in un certo senso, invidio chi ha una forte memoria, chi si ricorda le cose del passato come se fosse ieri. Personalmente cerco di lasciare delle tracce, proprio perché quello che siamo oggi è reso possibile grazie a quello che ci è stato tramandato dal passato. I miei nonni, ad esempio, erano contadini e se dovessi fermare un momento bello della mia infanzia, sarebbe legato a questo posto dove loro hanno vissuto e dove io venivo sempre, e dove oggi, con sacrifici, ho costruito la casa e lo studio. Anche il giardino, in un certo senso, ho preferito lasciarlo fermo nel tempo, così come se fosse un campo, senza tagliare gli alberi che oggi come ieri sono ancora lì – come li ho vissuti. Forse, è anche per questo che vorrei che ci fossero più luoghi delegati alla cultura, vorrei che ci fossero dei luoghi per esporre ma anche, un teatro pubblico dove poter vedere anche altri tipi di spettacolo che non siano per forza quelli proposti per i grandi eventi. Vorrei che ci fosse una possibilità per tutti/e di poter proporre e di poter fruire dell’arte, così, in modo più accessibile e libero.

Oggi, la mia rivoluzione quotidiana è accettare i miei limiti.

2 possibilità


… ovvero della fatica di imparare a pensare positivamente

Devo recarmi fisicamente in banca per un imprevisto, la banca non è la mia ed è in centro a Montecatini, necessario parcheggiare a pagamento.

  • Pensiero 1 (quello immediato che mi ha fatto compagnia per due giorni)

E che palle, mi tocca perdere un’ora, andare a cercare parcheggio…uffa…volevo fare i cazzi miei in santa pace…

  • Pensiero 2 (quello che stamani ho elaborato dopo aver ascoltato affermazioni sul pensiero positivo ieri per una mattinata intera)

Che bello colgo l’occasione per fare due passi, prendermi un caffè in centro e poi così mi fermo anche in farmacia che è lì a due passi dalla banca, inoltre potrei fare anche un giro in libreria…

Morale della favola sono uscita di casa contenta, ho fatto due passi, ho bevuto un buon caffè e mi sono pure comprata il libro di Louise Hay di cui ieri avevo ascoltato alcuni estratti su youtube.

E’ vero, sono le dieci e mezza e mi sono appena messa al computer… ma davvero avevo così tante cose urgenti da fare da non potermi permettere una passeggiata?

 

Buoni propositi 


Sto iniziando un percorso su me stessa.

No, non è corretto, è da parecchio che l’ho iniziato.

Seppur con qualche battuta d’arresto  il mio cammino di crescita personale sta andando avanti da un bel po’ ormai.

Ma da qualche giorno sto pensando ad un nuovo step che reputo fondamentale per un cambiamento reale e duraturo: basta lagne.

Lamentarsi è inutile.

Quindi se compariranno dei post di lamentele sterili, di piagnistei della serie il mondo ce l’ha con me o quanto sono sfigata, siete autorizzati ad infamarmi.

Infamatemi  con grazia però, siate compassionevoli, perché dal momento in cui si prende una decisione poi bisogna passare ai fatti e lì arriva lo zoccolo duro.

BE POSITIVE

P.S. Nel frattempo colgo l’occasione per postarvi gli ultimi lavori che ho finito oggi.

DollSamalugi Red Stripe 70×100 mixed media on canvas 2016

DollSamalugi Red Casting 70×100 mixed media on canvas 2016

La consapevolezza


E’ la consapevolezza a fare la differenza.

Non sapere quando moriremo ci illude dell’immortalità, ci fa progettare, sognare, pensare come se non dovessimo morire mai.

Sapere di avere i giorni contati è diverso, tutto ciò che per sopravvivere ignoriamo ci arriva addosso e non da scampo.

Eppure finchè non siamo morti siamo vivi, dovrebbe essere questo ciò che conta… vivere finchè siamo vivi.

Ma forse questo regalo è dato solo agli animali che non sono consapevoli della morte, noi umani siamo avvelenati dalla consapevolezza della morte, che diventa spinta e freno al medesimo tempo.

Lasciamo il concetto ai libri


Il fatto che ami dipingere e che abbia fatto della pittura la mia professione non significa che sia interessata a tutto ciò che ruota intorno alla pittura, anzi, mi reputo di un’ignoranza abissale.

A mia discolpa dico che l’arte dovrebbe parlare da sola, troppi discorsi, troppi giri di parole per spiegare opere che in realtà non dicono nulla mi sembrano solo una vendita di fuffa.

Che non amo l’arte concettuale è risaputo, un concetto lo si può esprimere a parole, se devo realizzare un’installazione per la quale devo poi scrivere fiumi per spiegarla mi dite qual’è l’utilità? Parere personale ovvio.

Sono sempre più convinta che ci sia un carrozzone di personaggi poco qualificati pronti solo a spremere economicamente gli artisti ed altri, magari qualificati, che si divertono invece a fare il bello e il cattivo tempo usandoli come se fossero azioni da quotare in borsa o dei soldatini da posizionare su un tavolo.

A volte leggo giudizi critici e mi chiedo se quelle persone ci credono davvero nelle cazzate che scrivono o se invece è solo un’operazione commerciale.

Forse sarà per questo che preferisco leggere un buon libro agli articoli di Art Tribune e simili.

Forse è per questo che quando i galleristi si fregiano di avere in scuderia  artisti famosi pensando di farmi rimanere a bocca aperta io non so nemmeno chi siano.

E come ho scritto sulla bio di Twitter, temo che per aver successo dovrò aspettare la prossima vita.

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Parlare con le immagini


Quando tutto è collegato…

Lettura e dintorni

Argomento settimanale: Interazione tra scrittura e immagini
Le immagini possono scrivere parole? Con questa domanda lancio ufficialmente il nuovo argomento settimanale: l’interazione e contaminazione tra scrittura e mondo visivo. Quale rapporto intercorre tra le immagini e le parole?
(Circolo 16)

Le immagini possono scrivere parole? Certo che sì.

Fin dall’antichità si parlava al popolo mediante le immagini prima che con le parole, quando l’alfabetizzazione era rarissima si indottrinavano le persone tramite affreschi, mosaici, dipinti e così via.

Talvolta le parole non si trovano per esprimere certe sensazioni mentre tramite le immagini, che possono essere figurative o astratte, le sensazioni arrivano…vero è che un bravo scrittore riesce a trasmettere emozioni o concetti anche senza bisogno di immagini, così come un bravo pittore riesce a dare un messaggio anche senza spiegare il suo quadro verbalmente.

Credo tuttavia che, a meno non si voglia dare un messaggio estremamente semplice, l’immagine si presti a maggiori…

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L’insegnamento della pittura.


Non amo i tutorial di pittura.

Non amo chi insegna a tutti la stessa cosa nello stesso modo.

Non amo gli allievi fatti con lo stampino che sembrano i cloni dell’insegnante.

Meglio un allievo con qualche difetto tecnico ma con l’anima che esce dal quadro.

Non è facile insegnare la pittura senza prevaricare, è un metodo faticoso che spesso non viene compreso.

Se lascio correre su un difetto non è perchè non lo vedo, ma perchè lo ritengo meno importante dell’espressione della persona da cui il difetto proviene.

Ci sono poche regole che secondo me sono fondamentali e valgono per tutti, la prima e fondamentale è imparare a vedere; le altre figuriamoci se le scrivo qui, ho appena affermato che non amo i tutorial di pittura.

Al di là delle poche regole che valgono per tutti poi l’insegnamento della pittura è un lavoro psicologico. Occorre tirare fuori il meglio da ognuno rispettandone i difetti che se addomesticati con garbo possono diventare pregi.

La fatica maggiore dell’insegnamento è portare l’allievo a migliorare senza essere invadente, senza violentare la sua natura, senza essere crudi nella critica. Criticare facendo capire l’errore ma senza infierire è molto arduo; questo è lo scoglio maggiore che rallenta il progresso dell’allievo ma che non lo mortifica nell’amor proprio.

Credo che la difficoltà più grande per un insegnante sensibile sia riuscire a trovare un equilibrio tra il rispetto verso l’anima dell’allievo ed il conseguimento di un risultato tecnico soddisfacente.

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UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace


Grazie Natale Pace, è un onore che le mie opere siano di ispirazione a poeti e scrittori.
L’arte che circola nelle sue varie forme è sempre un’energia positiva che ci rinnova nello spirito.
Onorata.

La pittura per me è ancora miele.


Leggendo “La confessione” di Tolstoj ho trovato la spiegazione semplice e chiara del perché dipingo.

In tutta l’angoscia di incertezza che mi perseguita l’arte per me è ancora miele.

“Già da lungo tempo è stata raccontata la favola orientale del viandante inseguito nella steppa da una belva inferocita. Per mettersi in salvo dalla belva il viandante balza dentro un pozzo senza acqua, ma sul fondo del pozzo vede un drago che spalanca le fauci per divorarlo. E l’infelice, non osando striciar fuori per non essere sbranato dalla belva inferocita, non osando neppure saltare sul fondo del pozzo per non essere divorato dal drago, si afferra ai rami di un cespuglio selvatico cresciuto nelle fenditure del pozzo e si regge ad esso. Le sue mani allentano la presa ed egli sente che presto dovrà arrendersi alla fine che lo attende da ambedue le parti; ma egli continua a reggersi e mentre sta aggrappato si guarda attorno e vede due topi, uno nero e l’altro bianco che girando uno di qua e uno di là dal fusto del cespuglio a cui sta appeso, si sono messi a roderlo. Ed ecco che il cespuglio è lì lì per schiantarsi e precipitare ed egli cadrà nelle fauci del drago. “Il viandante vede tutto ciò e sa che inevitabilmente perirà; ma mentre sta così appeso cerca intorno a sé e trova sulle foglie del cespuglio delle gocce di miele, le raggiunge con la lingua e le lecca.”

“Così anch’io mi reggo ai rami della vita sapendo che il drago della morte, pronto a sbranarmi, mi aspetta inevitabilmente e non posso capire come mai sono sottoposto a questa tortura. Ed io provo a succhiare quel miele in cui prima trovavo consolazione; ma questo miele ormai non mi rallegra più e il topo bianco e il topo nero – giorno e notte – rodono il ramo a cui mi reggo. Vedo chiaramente il drago, e il miele non è più dolce per me. Vedo una cosa sola: il drago inevitabile e i topi – e non posso distogliere lo sguardo da essi. E questa non è una favola bensì la vera verità, indiscutibile e comprensibile a tutti.”

“L’antico inganno delle gioie della vita che attutiva il terrore del drago ormai non m’inganna più. Per quanto mi dica: tu non puoi comprendere il senso della vita, non pensare, vivi: io non posso farlo, perché troppo a lungo l’ho fatto prima. Ora io non posso non vedere i giorni e le notti che corrono via e che mi conducono alla morte. Vedo solo questo perché solo questo è la verità. Tutto il resto è menzogna. Quelle due gocce di miele che più a lungo delle altre hanno fatto sì che distogliessi gli occhi dalla crudele verità e cioè l’amore per la famiglia e quello per lo scrivere, che io chiamavo arte, ormai non sono più dolci per me.”

Passi di: Lev Nikolaevič Tolstoj. “La confessione”.

A questo LINK la recensione completa al libro.

La saggezza


primaelementare.jpgLa saggezza inconsapevole di mia madre, che ha 79 anni e probabilmente una demenza senile in corso, mi dice “non te la prendere, te la prendi troppo”, come se dipendesse da me prendermela o meno.

Non ci riesco a non prendermela, non ci riesco a farmi scivolare addosso le cose.

Come fai a restare inddifferente alla notizia che un tuo compagno di giochi e di scuola è morto di infarto a 45 anni? Non importa se non avevi più contatti con lui da anni,  ti viene subito in mente che ha la tua stessa età e che la sua vita è stata interrotta bruscamente, senza preavviso e troppo presto; ti ricordi di quando veniva a casa tua e facevate finta di essere degli speaker radiofonici e vi registravate su una cassettina con il registratore mezzo scassato… riguardi la foto delle elementari e pensi che una persona come te, della tua età, con la quale hai del passato in comune non c’è più.

Io proprio non ce la faccio a non prendermela.

E non voglio parlare delle tragedie che ci circondano ogni giorno, che a starci dietro ci sarebbe da star male ogni minuto della propria esistenza, a quelle si sopravvive eludendo qualche telegiornale o pensando ad altro finchè non ci toccano da vicino…

Non so se la saggezza sia il riuscire a prendere la vita come viene nonostante tutto, se così fosse, mia mamma, con la sua semplicità ed egoismo senile, allora è sicuramente molto più saggia di me.

Com’è faticosa la coerenza


In questo post non parlo di arte ma semplicemente faccio una constatazione, esprimo un pensiero piccolo derivato da un altrettanto piccolo fatto della mia vita quotidiana.

Suona il campanello, mi alzo e chiedo chi è quasi senza attenzione perchè a quell’ora viene sempre il postino, una voce diversa però mi dice «Sono Don Luigi, per la benedizione.»

Ok panico.

Nel giro di un secondo ho pensato se dirgli subito che non ci credo o se farlo venir su a benedire come sempre è successo e farmi un segno di croce alla sfuggita, così giusto per essere gentile.

La mia vocina un po’ flebile ha detto «Beh, veramente non sarei credente…» e lui ha risposto «Ma nemmeno tuo marito?»

Ok panico di nuovo, perchè mio marito proprio proprio come me non è…sì insomma, ne parliamo spesso della questione religiosa anche perché entrambi abbiamo avuto un passato da cattolici praticanti (lui più di me a dire il vero e forse in questo passato era pure amico di questo prete gentile), anche se adesso siamo praticamente agnostici, io quasi atea…

Ho risposto «NI».

Vi rendete conto? Rispondere ni al citofono ad un prete che ti chiede se tuo marito è credente è da decerebrati.

Lui con il sorriso nella voce mi ha detto «Va bene, ti rispetto, salutami tuo marito»

Mi sono sentita una merda.

E’ dura abolire l’abitudine di anni, è dura non fare ciò che si è sempre fatto per seguire una conformità di pensiero, è dura dire di no alla gentilezza.

Mio marito mi ha rassicurata, mi ha detto che ero semplicemente stata coerente con ciò che penso. Sì,  ma è difficile essere coerenti, anche nelle piccole cose, specialmente quando sarebbe molto più semplice fare gli ipocriti, buon viso a cattiva sorte e fingere, con buona pace di tutti.

Chi l’ha visto?


Questo esperimento di quadro sospeso nasce dall’ennesimo spregio verso la pittura ad opera di persone ignoranti ed ingrate, uno spregio verso la gentilezza di chi offre il proprio lavoro per “abbellire” un luogo di aggregazione per donne in difficoltà senza ricevere compensi in cambio. Il protagonista dell’esperimento è un quadro, un mio autoritratto del 2009 eseguito con una tecnica ben diversa da quella che uso adesso, un’opera che era stata esposta in varie occasioni e che ben rappresentava un periodo della mia vita e del mio percorso artistico.

Un paio di anni fa ho dato in prestito questo quadro ad un’associazione, di cui preferisco non fare il nome, per appenderlo nella sede che si trovava in una zona parecchio triste e malfamata della città, con i patti che se avessero trovato da venderlo avrebbero potuto tenere il ricavato per le loro attività di volontariato. Nel frattempo l’associazione si è trasferita in un’altra città e del dipinto non avevo saputo più niente fino all’altro giorno, mi hanno citofonato dicendo che me lo avevano riportato. Quando sono scesa a prenderlo l’ho trovato in condizioni pietose, completamente ricoperto di muffa verde, non si erano dati pena nemmeno di dargli una pulita alla bell’e meglio prima di riportarmelo. Vedere il mio lavoro spregiato così mi ha fatto arrabbiare, la totale mancanza di rispetto verso il lavoro altrui e verso un gesto di gentilezza mi mandano fuori dai gangheri.IMG_7945

La reazione è stata distruttiva, lo ammetto, a volte quando sono in collera la parte irrazionale che è in me viene fuori al meglio… Ho pensato che se gli altri si erano permessi di trattare così la mia opera io avrei fatto di peggio. Ho preso il quadro e l’ho messo fuori, vicino al cassonetto sotto la pioggia, pensando che il cielo avrebbe lavato via la muffa e che accadesse quel che accadesse; ho pensato che il destino avrebbe deciso cosa ne sarebbe stato di quell’opera bistrattata e l’ho lasciato sospeso, come il caffè, a disposizione di chi lo volesse o degli spazzini per la mattina seguente, gli ho scattato una fotografia e sono salita in casa.

Stamani mi sono affacciata alla finestra ed era ancora lì, forse gli spazzini non avevano avuto cuore di buttarlo o forse sono semplicemente rimasti indifferenti come la maggior parte della gente davanti all’arte.

Sono uscita per le mie commissioni pensando che se al ritorno il quadro fosse stato ancora lì lo avrei spostato ad un altro cassonetto, ma quando sono tornata non c’era più.

Adesso comincia il gioco: CHI L’HA VISTO?

Il fattore umano


Dell’importanza di un maestro vero.

Il fattore umano viene dimenticato sempre più spesso.
Troppo spesso dimentichiamo la qualità del rapporto diretto con le persone, il poter scambiare opinioni dal vivo, il poter toccare con mano e guardare da vicino l’operato altrui…
Perchè oggi rifletto su questa cosa? Semplice, perchè ho visto la pubblicità dei corsi di pittura a fascicoli ed ho provato pena.
Mi ha fatto tristezza pensare ad una persona che va in cartoleria a comprarsi il corso per imparare a dipingere, l’ho immaginata da sola a cimentarsi con quest’avventura, l’ho immaginata fiduciosa verso questo mezzo di apprendimento e contenta di spendere poco, l’ho immaginata pensare che non sarebbe valsa la pena di spendere troppo per un corso di pittura quando basta un fascicoletto ad insegnarti le tecniche di base. Poi ho cominciato a vedere questa persona arrabbiarsi perchè le cose che sembravano così facili nel tutorial in realtà non lo sono e non c’era nessuno a darle un consiglio, a dirle una parola di incoraggiamento; ed infine ho visto la stessa persona dopo un po’ di tempo accantonare l’idea di dipingere e mollare i fascicoli in un cassetto.
Perché il fattore umano è importante.
Perchè in un corso di pittura, se si ha la fortuna di frequentarne uno collettivo, oltre ad imparare dall’insegnante si impara anche dagli altri  e comunque un maestro in carne ed ossa ha bagaglio tecnico ed umanoo, un’esperienza che nessun fascicolo può trasmettere.
Una persona vera è lì mentre impari e ti incoraggia,  capisce dove sbagli e può correggerti, un maestro con cui instauri un rapporto cerca di capire la tua difficoltà e prova a convertirla in un passo avanti.
Un fascicolo comprato in cartoleria non potrà mai darti né l’esperienza né il supporto morale ed umano che un maestro di pittura ti potrà offrire.
Non scordate mai il fattore umano.

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E dopo DollSamantha arriva DollSamalugi


Questa cosa delle bambole mi ha preso bene… sarà che da piccola giocavo coi soldatini e mi sono mancate. A parte le riflessioni pseudo psicologiche mi sto divertendo ad esplorare il mondo delle bambole con la pittura e ieri ho fatto una sessione fotografica con Luigi Vescovini per la realizzazione di nuove opere. Stavolta la bambola sono io, mi sono un po’ “mascherata” e mi sono fatta fotografare.
A breve inizieranno a comparire i nuovi lavori.
Stay tuned.

 

Le puttane dell’arte


Io li chiamo  le puttane dell’arte,  sono quei critici che, una volta raggiunta la notorietà, se ben pagati ti recensiscono e si sperticano in lodi anche se sei un artista penoso.
Quando mi riferisco a tali individui me ne viene in mente subito uno, di cui ovviamente non posso fare il nome, perchè va bene essere senza peli sulla lingua, ma cogliona no, e non voglio certo beccarmi una denuncia…
E’ la seconda volta che vengo contattata dalla stessa organizzatrice di eventi per artisti dalla parlantina fluente, nel cui eloquio le parole più ricorrenti sono “importante” ed il nome della puttana, come se queste due paroline fossero la chiave del paradiso, mentre servono solo per aprire il cancello della diffidenza del malcapitato artista.
La prima volta c’ero quasi cascata, l’unica cosa che mi salvò è che la cifra richiestami era davvero troppo spropositata e prima di dire sì ci ragionai a bocce ferme; nulla è nemico di questa gente come il tempo: loro non devono darti il tempo di pensare, ti assediano con telefonate lusinghiere, ti dicono che le adesioni sono tantissime ma che ci tengono troppo a che tu ci sia, ed è per questo che ti hanno telefonato, e ti dicono anche che la puttana ha visto i tuoi lavori e se ne è innamorato… ovviamente il mega critico nemmeno sa che io esista, perchè altrimenti, penso io, se davvero fosse rimasto folgorato dalle mie opere magari mi avrebbe contattato, non sono poi così difficile da trovare in fondo.
Sono diventata stronza, tutti questi tentativi di lucrare alle spalle degli artisti o di chi crede di esserlo mi ha fatto venire la bile, e smascherare certi meccanismi è diventato quasi un gioco. Stamani ho investigato un po’ e sono andata a vedere il materiale sugli eventi importantissimi passati ai quali volevano partecipassi, e come pensavo tanto fumo e niente arrosto… un bellissimo allestimento dove la maggior parte delle opere erano penose. Vogliamo parlare della giuria del concorso al quale mi hanno invitata? Praticamente io mammeta e tu.
Ovviamente la puttana è il giurato di spicco, poi pinco e pallino della ditta organizzatrice ed un paio di galleristi, dei quali uno non aggiorna il sito della propria galleria da 3 anni e l’altro tiene qualche nome famoso in vendita ma poi mangia sui disgraziati come me che pagano per esporre.
Insomma, il solito schifo.
Ma torniamo alla puttana e al perché di questo epiteto.
Viene da chiedersi perchè uno che in fin dei conti ha una certa cultura ed una certa reputazione come critico si presti a certi teatrini, e la risposta è una sola: SOLDI.
Perchè i soldi evidentemente non bastano mai.

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