#aruotalibera

Gino


IMG_5180Un giorno è apparso, era tutto testa per wuanto era magro e non ha più voluto andarsene… Non gli bastava venire a mangiare i croccantini, voleva stare qui, si teneva un po’ in disparte ma deciso a rimanere a casa nostra. Non era uno stinco di santo, era un gatto arrivato da chissà dove, abituato a lottare e a cacciare… Per un anno è successo il finimondo con Biagio, l’altro maschio che già abitava con noi e alla fine ho dovuto sterilizzare entrambi perché non attuivo più a curare i morsi che si procuravano. Finalmente si era creato un po’ di equilibrio… Lui non era uno di quei gatti appiccicosi che ti stanno sempre tra le gambe ma era comunque una presenza costante, sempre intorno casa, e quando lo chiamavo arrivava a corsa…non disdegnava le coccole anche se non le chiedeva, se ti avvicinavi per accarezzarlo o per dargli qualche bacino sulla testa iniziava a fare le fusa. Aveva i suoi posti preferiti, posti che ancora recano la sua impronta… dopo qualche mese con noi è diventato ciccione ed aveva bisogno di appoggiarsi al tronco di un albero per potersi leccare a dovere, il suo leccatoio preferito era il tronco del gelso. Lo chiamammo Gino e lui sembro capire subito che quello era il suo nome. E poi in silenzio se n’è andato, lo abbiamo visto la domenica mattina con il suo modo pacato e sornione girottolare intorno casa…come sempre. Non è più tornato. Non so cosa gli sia successo, non so se abbia deciso di andare a morire da qualche parte o se si sia sentito male durante la sua solita giratina pomeridiana… Di fatto come è apparso è scomparso nel nulla. Di una cosa sono certa, i tempo che è stato con noi è stato un gatto felice. Ogni creatura che ci ha fatto il regalo di sceglierci come famiglia è diversa, ognuna ha il proprio carattere e ci ama a modo suo. Non avrei creduto che l’ultimo arrivato, così poco invadente negli atteggiamenti mi sarebbe mancato così… e invece mi manca la sua presenza cicciona, manca un pezzo della famiglia. Erano passati diversi anni dalla morte di Rossio e forse adesso sono più forte, ma le perdite portano sempre dolore, ogni volta che si creano legami, quando questi legami si spezzano, inevitabilmente si soffre…e i ricordi anche a distanza di tempo restano.

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Le vane intenzioni


Per anni ho androginizzato la mia persona, ho mortificato la mia femminilità, probabilmente l'ho fatto in modo inconsapevole, per richiamare l'attenzione sulla mia essenza, sulle mie doti artistiche, probabilmente al fine di essere apprezzata per le mie qualità interiori. La frase fatta che una donna deve sempre dimostrare quanto vale più di un uomo è una triste verità, perché se una donna ha il rossetto rosso non importano le parole che usciranno dalla sua bocca, l'attenzione sarà attratta solo da rossetto rosso.
Ma è giusto soffocare la propria femminilità per evitare incomprensioni? È giusto rinunciare a truccarsi, acconciarsi, sentirsi a proprio agio con la propria parte femminile e mostrarlo apertamente? No, non lo è. Ma la realtà torna sempre a bussare alla porta, e le intenzioni vengono travisate, vengono ignorate, non vengono proprio viste…. perché se la mia intenzione è quella di mandare un messaggio ne viene recepito un altro? Perché se mandassi questo messaggio nascosta da un velo arriverebbe direttamente? Perché una donna non ha il diritto di essere donna, di curarsi esteticamente, di apparire piacente senza per questo essere recepita come sensuale o provocante? Perché per essere ascoltata devo mortificare la mia femminilità? Sono domande a ruota libera, forse stupide… Ma mi sto rendendo conto sempre più spesso che le mie intenzioni non vengono recepite, vengono travisate.
Vorrei sentirmi libera di poter esprimere i miei contenuti usando l'involucro che più mi aggrada in quel momento, e vorrei che i contenuti fossero presi per quello che sono e non fossero influenzati dal mio involucro… se sono nata donna evidentemente un motivo c'è ma non per questo devo rinunciare a esprimere cose che con l'essere donna non hanno necessariamente a che vedere…
Il fatto che curi il mio aspetto non significa che voglio che il mio aspetto abbia la supremazia sulle mie idee. Sarebbe bello che le intenzioni arrivassero per quello che sono… Sarebbe bello che ciò che le persone hanno da dire arrivasse indipendentemente dal loro aspetto, sarebbe bello ricevere commenti e complimenti per le mie capacità… sarebbe bello che io possa esprimere la mia creatività anche ben vestita e ben truccata senza per questo ricevere apprezzamenti sulla mia persona esteriore e non sulle mie doti interiori.
Mi sono dilungata e forse non sono riuscita ad esprimere i concetti che volevo esprimere… È che vorrei essere già in un'utopica società dove la libertà di essere se stessi in ogni aspetto della propria persona non pregiudica il messaggio che si vuole mandare.

A ruota libera


Il giudizio. Su tutto, sugli altri, su noi stessi…parole o silenzi che si incastrano in gola e ci soffocano.

Ho appena scritto questa frase su Facebook e già è servita a sciogliere un po’ il famoso ovo sodo che ogni tanto appare in gola… sì perché ormai sono arrivata ad una comunicazione tale tra corpo e mente che non appena taccio qualcosa, reprimo un sentimento o un pensiero, lui arriva e si materializza, un secondo prima non c’è e un secondo dopo ostruisce la gola. C’è chi lo chiama groppo o gnocco…io lo chiamo Ovo sodo, come quello del film di Virzì. E ormai ho capito che se ne va quando vuole, che l’unica cosa da fare è accettarlo e dirgli ok, ho capito, mi sto tradendo in qualche modo, sto tacendo qualcosa che vorrebbe urlare, sto facendo finta che vada tutto bene… e lui sta un po’ lì, a volte anche un giorno intero… se sono fortunata magari verso qualche lacrima che lo lubrifica….

Qual’è la mia più grande aspirazione? Al momento credo che la priorità assoluta sia la centratura, mantenermi centrata e serena indipendentemente da ciò che accade all’esterno. A volte ci riesco. Poi ci sono giorni in cui ti accorgi che invece il giudizio altrui è ancora così maledettamente importante… che poi non è il giudizio altrui in generale, è quello di coloro a cui tieni, che in fin dei conti che te ne frega di Tizio e di Caio se ti approvano o meno? Il guaio è che dopo un lavoro enorme di accettazione di te stessa, di imparare a volerti bene anche con i tuoi limiti, di imparare ad accettare anche le parti ridicole e di amarle, ti ritrovi a dover affrontare il rifiuto di coloro che ami. Una vita a tentare di togliere la cera, la maschera protettiva e poi proprio quando sei a volto scoperto ti arrivano i ceffoni… Tanta fatica per amarti, per voler bene anche alla parte bambina che hai soffocato sotto una coltre di buone maniere e convenzioni, tanta fatica per poi dover ricominciare da capo con altrettanta fatica…

Ma questo lo raccontano metaforicamente anche i Tarocchi, strumento tanto osteggiato e ingiustamente demonizzato. I Tarocchi ci raccontano una storia, che la vita è fatta di cicli… si cresce e si matura e poi si fa uno scatto con la Ruota della fortuna, si passa per mille peripezie e poi si arriva alla completezza del Mondo… ma dopo il mondo si riparte dal caos del Matto…e così via… Era molto che non scrivevo a ruota libera i miei pensieri, ma stamani è arrivato improvviso e inaspettato il crollo della Torre… ma nella storia dopo la distruzione arriva La Stella, la carta di messa a nudo e di fusione tra spirito e materia, la carta della speranza.

Oggi m’è presa così.

 

… e se fossero Tarocchi?


Oggi ho fatto un gioco, sempre più appassionata e studiosa di Tarocchi mi sono chiesta:

E se dovessi ritrovare i Tarocchi nei miei quadri?

Questo è il risultato…ma sappiate che questo gioco è solo il punto di partenza per un nuovo progetto molto più consapevole …

IL MATTO

DOLLSAMANTHA

(altro…)

Tormenti e cincischiamenti


Oggi l’opera d’arte sono io… tutto il pomeriggio a cincischiare su #MisterBat che doveva essere un nuovo progetto artistico e finirà invece per essere una sola opera che lo rappresenterà per intero. 

È che a volte si lavora anche solo con la testa e la pancia, senza usare tele e colori. 

Anche riflettere e progettare fa parte della creazione artistica.


Mister Bat #workinprogress


Sarà un #workinprogress lento… vi confesso che a me questo MISTER BAT inquieta non poco… quindi stay tuned ma con calma… Inoltre ho ancora alcune opere da realizzare nel progetto Interactive prima di dedicarmi a LUI/LEI.

Nel frattempo, per ingannare l’attesa, ecco per voi un montaggio della sessione fotografica per la realizzazine delle opere!

Io dico basta


Dopo aver scorso una decina di concorsi d’arte che finiscono tutti per chiedere soldi, ho maturato la decisione che per fare concorsi smetterò di pagare.
Se tutti gli artisti facessero così smetterebbero di fiorire sedicenti organizzatori e galleristi dell’ultima ora…
SMETTERE DI PAGARE PER CONCORRERE A PREMI PITTORICI E’ L’UNICO MODO PER BLOCCARE GLI APPROFITTATORI.
Amici artisti lo capite che sfruttano soltanto il nostro desiderio di emergere?
Posso capire un rimborso spese nel momento in cui si partecipa ad una mostra, ma pagare anche fino a 50 euro solo per MANDARE UNA FOTO DI UN OPERA senza la certezza di poter esporla fisicamente mi pare una follia.
IO DICO BASTA.
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Sconfinamenti


Oggi vi propongo l’intervista che mi è stata fatta ieri nel mio studio da Luca e da Nina della Compagnia Ultimo Teatro nell’ambito del progetto IL SOMARO – DIARIO DI BORDO / SCONFINAMENTI

A cura dell’Associazione Culturale Le Strenne di Baal e della Compagnia Ultimo Teatro Produzioni Incivili
co-finanziato nell’ambito del Progetto My Time For Montecatini
si ringrazia per la concessione degli spazi Terme di Montecatini Spa e Parrocchia S. Francesco

MARTEDÌ 9 AGOSTO 2016

[Anche se Monica, è cresciuta e vive a Margine Coperta, abbiamo deciso di intervistarla perché ci piace come persona e come pittrice, ma soprattutto, perché ci piace che la sua esperienza legata alla città – soprattutto nella sua infanzia e nella sua adolescenza –, rimanga come tassello necessario a costruire quella conversazione aperta che stiamo facendo sul territorio della Valdinievole.]

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Mi chiamo Monica Spicciani e sono nata a Montecatini Alto, anche se in realtà sono cresciuta a Margine Coperta. Oggi sono una persona che sta cambiando un po’ rotta, che vuole migliorarsi sia nell’arte sia a livello umano. Sto intraprendendo un percorso per incontrare quella leggerezza ed quella positività che, mi sono sempre mancate. E ora, a quasi 46 anni, ho deciso di provare un cammino nuovo. Perché quando fai sempre le stesse cose, gli stessi errori, ti rendi conto che forse è l’ora di cambiare atteggiamento per non tornare sempre, nello stesso circolo vizioso.

Sono una pittrice ed ho, una forte memoria fotografica per i volti. Non mi ricordo i nomi, però una volta che visto un viso, me lo ricordo per sempre. Mi piace anche capire le persone, anche se non sempre ci riesco, perché a volte alcune sono talmente chiuse che mi diventa difficile a smascherarle. Ed è tramite il ritratto che vengono fuori alcune parti di loro che non conoscono, che non sanno di avere. Sinceramente non so come si svelano, questo avviene per caso. Io non mi pongo di fronte alla tela in modo macchinoso o cerebrale. Inizio sempre con una sessione fotografica e poi, quando passo dalla foto alla tela, aggiungo qualcosa di me che si unisce, appunto, a quello del soggetto ritratto. Ma come ho detto, non è una cosa voluta, è una sorta di alchimia, una sinergia immateriale.

Il lavoro sulle donne è sempre stata la mia passione. Fin da piccola ho sempre disegnato soprattutto, volti femminili. Poi, dopo aver fatto l’Accademia, la mia attrazione è continuata, anche se per un breve periodo ho glissato, dedicandomi ad altri argomenti pittorici. Ho fatto anche un anno di astratto, ma questo è stato un po’ come ripulirmi, un modo, per poter ripartire con progetti nuovi, ritornando così alle mie origini; perché il femminile è quello che mi interessa. Ultimamente, infatti, sto lavorando molto sull’autoritratto. Attraverso autoscatti, cerco di immortalare quello che io penso, sia una reazione a quello che percepisco dal mondo. In precedenza ho fatto anche un lavoro sulle bambole, sulle Dolls, sia utilizzando una mia amica sia utilizzando me stessa. Questo lavoro affrontava il tema della donna che non è più giovane e che, attraverso, un trucco pesante, vuole sì giocare ma anche eludere il tempo che passa. E mi piace l’interazione da parte di chi osserva un mio quadro, mi piace sapere cosa gli trasmette, mi piacciono le sue osservazioni. Nonostante io dia una mia interpretazione all’opera, voglio che il messaggio sia libero e personale.

Oggi, non so se è scomparsa la bellezza, una cosa però ne sono certa, è scomparsa la capacità di vederla. Siamo sempre in un altro luogo rispetto a dove ci troviamo. Siamo sempre collegati. C’è una sorta di mania verso le tecnologie che ci tiene sempre a testa bassa. Anche io ho questa sorta di abitudine di fotografare i luoghi o un piatto particolarmente bello, però, una volta fotografato poso il telefono e mi godo la serata, quello che ho intorno, ma noto: molte coppie, anzi molti giovani che non lo fanno e questo, mi da il senso di una perdita totale del contatto. Sembra tutto social virtuale e magari, sei lì con la persona che ami e non ti guardi neanche negli occhi. Ed in questi casi che si nota di più, non soltanto la perdita della bellezza, ma soprattutto quella del sentimento in assoluto. Io non ho una soluzione, posso solo pensare a me ed a quello che faccio, alla mia onestà, nella mia capacità di lanciare dei semi con la speranza che germoglino. Non sono un donchisciotte, non ho la velleità di poter cambiare le cose, so solo che questo potrà avvenire solo quando la maggior parte di noi lo vorrà.

Io, do un grosso valore alla memoria proprio perché ne ho poca. Per questo ho molti blog, perché voglio appuntare e fermare le mie esperienze, che esse siano legate alla lettura di un libro che esse siano legate ad un esperimento fatto in cucina. Ed in un certo senso, invidio chi ha una forte memoria, chi si ricorda le cose del passato come se fosse ieri. Personalmente cerco di lasciare delle tracce, proprio perché quello che siamo oggi è reso possibile grazie a quello che ci è stato tramandato dal passato. I miei nonni, ad esempio, erano contadini e se dovessi fermare un momento bello della mia infanzia, sarebbe legato a questo posto dove loro hanno vissuto e dove io venivo sempre, e dove oggi, con sacrifici, ho costruito la casa e lo studio. Anche il giardino, in un certo senso, ho preferito lasciarlo fermo nel tempo, così come se fosse un campo, senza tagliare gli alberi che oggi come ieri sono ancora lì – come li ho vissuti. Forse, è anche per questo che vorrei che ci fossero più luoghi delegati alla cultura, vorrei che ci fossero dei luoghi per esporre ma anche, un teatro pubblico dove poter vedere anche altri tipi di spettacolo che non siano per forza quelli proposti per i grandi eventi. Vorrei che ci fosse una possibilità per tutti/e di poter proporre e di poter fruire dell’arte, così, in modo più accessibile e libero.

Oggi, la mia rivoluzione quotidiana è accettare i miei limiti.

2 possibilità


… ovvero della fatica di imparare a pensare positivamente

Devo recarmi fisicamente in banca per un imprevisto, la banca non è la mia ed è in centro a Montecatini, necessario parcheggiare a pagamento.

  • Pensiero 1 (quello immediato che mi ha fatto compagnia per due giorni)

E che palle, mi tocca perdere un’ora, andare a cercare parcheggio…uffa…volevo fare i cazzi miei in santa pace…

  • Pensiero 2 (quello che stamani ho elaborato dopo aver ascoltato affermazioni sul pensiero positivo ieri per una mattinata intera)

Che bello colgo l’occasione per fare due passi, prendermi un caffè in centro e poi così mi fermo anche in farmacia che è lì a due passi dalla banca, inoltre potrei fare anche un giro in libreria…

Morale della favola sono uscita di casa contenta, ho fatto due passi, ho bevuto un buon caffè e mi sono pure comprata il libro di Louise Hay di cui ieri avevo ascoltato alcuni estratti su youtube.

E’ vero, sono le dieci e mezza e mi sono appena messa al computer… ma davvero avevo così tante cose urgenti da fare da non potermi permettere una passeggiata?

 

La tela di Penelope


Fai e disfai, fai disfai, arrotola la tela e rimetti la tela…

Questo è un modo per risparmiare spazio e denaro, arrotolando le tele e riutilizzando chiodi e telai.

Oggi è stata una giornata sotto l’egida di Penelope.

Ho disfatto tre piccole tele e le ho rimontate, preparandovi sopra anche le basi per dei nuovi lavori.

Se ancora non ve ne siete ancora accorti ve lo dico io, i miei sono quadri sui quadri.

Le opere più recenti soprattutto, ma già dal 2014, sono dipinte sopra tele già dipite con tecniche astratte.

 Volendo potrebbero andare già bene così…

Talvolta sembra quasi un peccato disegnarci sopra, ma poi quando ho finito il lavoro sono contenta di averlo fatto perché queste ultime opere racchiudono un po’ tutto quello che è il mio percorso artistico.

Una sorta di ritorno alle origini?


A volte si fanno le cose di impulso, a volte meditandoci… Stavolta credo che si tratti di un impulso meditato. Ho letto di artisti interessati al mondo dei tarocchi, ed in particolare ai I tarocchi di Marsiglia restaurati da Philippe Camoin e Alejandro Jodorowsky
Sono rimasta incuriosita da questa cosa e ho deciso di acquistare il libro di Alejandro Jodorowsky “La Via dei tarocchi” insieme al mazzo delle famose carte.

Mi è bastato dare uno sguardo alla copertina per sentirmi tornare alle origini, a quando ho scritto la mia tesi sull’alchimia nell’arte.

Facendo la mia tesi sull’alchimia ho trovato moltissime illustrazioni che ricordano tanto quelle raffigurate su questi tarocchi.

Credo che alla fine qualsiasi dottrina o religione o filosofia riportino a radici molto simili e comuni nei tempi passati.

Non so se mi appassionerò a quest’avventura, se realmente studiare i tarocchi aumenterà il mio estro creativo, sicuramente sono curiosa di saperne qualcosa di più, perché fino a pochissimo tempo fa pensavo ai tarocchi solo ed  esclusivamente  come ad una cialtroneria.

Conoscendomi potrei anche annoiarmi alla 10ª pagina e mollare tutto… Chi lo sa… Una cosa è certa, come mi sono sentita libera di provare questa nuova strada mi sentirò altrettanto libera di abbandonarla.

Buoni propositi 


Sto iniziando un percorso su me stessa.

No, non è corretto, è da parecchio che l’ho iniziato.

Seppur con qualche battuta d’arresto  il mio cammino di crescita personale sta andando avanti da un bel po’ ormai.

Ma da qualche giorno sto pensando ad un nuovo step che reputo fondamentale per un cambiamento reale e duraturo: basta lagne.

Lamentarsi è inutile.

Quindi se compariranno dei post di lamentele sterili, di piagnistei della serie il mondo ce l’ha con me o quanto sono sfigata, siete autorizzati ad infamarmi.

Infamatemi  con grazia però, siate compassionevoli, perché dal momento in cui si prende una decisione poi bisogna passare ai fatti e lì arriva lo zoccolo duro.

BE POSITIVE

P.S. Nel frattempo colgo l’occasione per postarvi gli ultimi lavori che ho finito oggi.

DollSamalugi Red Stripe 70×100 mixed media on canvas 2016

DollSamalugi Red Casting 70×100 mixed media on canvas 2016

Eterna assente


Oggi ha inaugurato l’ennesima mostra a cui partecipano le mie opere ma a cui non partecipo io.
Non so quale sia la prassi abituale, non so se gli altri artisti di spostino in tutta Italia ed all’estero per le inaugurazioni, l’unica cosa che so è che se non vado alle mie mostre non è certo per snobismo.
Detto in modo banale “non c’ho il fisico”.
Mi stanco tanto, mi stanco troppo e non recupero, viaggi lunghi dalla mattina alla sera sono impensabili fisicamente, prendere tre giorni per stare fuori impensabile economicamente… Che poi mi ci vuole comunque una settimana per riprendermi.
Vietato compatirmi, gradita invece la comprensione.

Chi mi giudica dal mio aspetto ingannevole non mi conosce.
Questo post ha poco senso forse, è solo un piccolo sfogo di chi vorrebbe avere risorse per fare tutto che spesso si esauriscono nel dipingere.

Ecco alcune foto inviatemi dagli organizzatori della mostra.

 

Incontrarti – Mostra “Tempi Adulti” 29 maggio 2016 – 3 luglio 2016 Palazzo d’Aragona – Scuderie di Palazzo Aragona, Via A. Bafile, 1n66054 VASTO(CH) OPEN: ore 17.30/21.00 ingresso gratuito

La consapevolezza


E’ la consapevolezza a fare la differenza.

Non sapere quando moriremo ci illude dell’immortalità, ci fa progettare, sognare, pensare come se non dovessimo morire mai.

Sapere di avere i giorni contati è diverso, tutto ciò che per sopravvivere ignoriamo ci arriva addosso e non da scampo.

Eppure finchè non siamo morti siamo vivi, dovrebbe essere questo ciò che conta… vivere finchè siamo vivi.

Ma forse questo regalo è dato solo agli animali che non sono consapevoli della morte, noi umani siamo avvelenati dalla consapevolezza della morte, che diventa spinta e freno al medesimo tempo.

Lasciamo il concetto ai libri


Il fatto che ami dipingere e che abbia fatto della pittura la mia professione non significa che sia interessata a tutto ciò che ruota intorno alla pittura, anzi, mi reputo di un’ignoranza abissale.

A mia discolpa dico che l’arte dovrebbe parlare da sola, troppi discorsi, troppi giri di parole per spiegare opere che in realtà non dicono nulla mi sembrano solo una vendita di fuffa.

Che non amo l’arte concettuale è risaputo, un concetto lo si può esprimere a parole, se devo realizzare un’installazione per la quale devo poi scrivere fiumi per spiegarla mi dite qual’è l’utilità? Parere personale ovvio.

Sono sempre più convinta che ci sia un carrozzone di personaggi poco qualificati pronti solo a spremere economicamente gli artisti ed altri, magari qualificati, che si divertono invece a fare il bello e il cattivo tempo usandoli come se fossero azioni da quotare in borsa o dei soldatini da posizionare su un tavolo.

A volte leggo giudizi critici e mi chiedo se quelle persone ci credono davvero nelle cazzate che scrivono o se invece è solo un’operazione commerciale.

Forse sarà per questo che preferisco leggere un buon libro agli articoli di Art Tribune e simili.

Forse è per questo che quando i galleristi si fregiano di avere in scuderia  artisti famosi pensando di farmi rimanere a bocca aperta io non so nemmeno chi siano.

E come ho scritto sulla bio di Twitter, temo che per aver successo dovrò aspettare la prossima vita.

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Incursione a Lucca Art Fair


 

Ieri ho preso le poche energie che avevo e mi sono recata con mio marito alla prima fiera d’arte organizzata a Lucca; mi sono detta che non potevo mancare un’appuntamento del genere visto che era così vicino, che ce la potevo fare, che dovevo trovare l’energia per andare.

La sera prima mi sono risolta a creare artigianalmente una piccola brochure informativa da poter lasciare alle gallerie che trovassi affini, il progetto di fare un catalogo era in cantiere da molto ma avevo sempre rimandato privilegiando il sito web e gli aggiornamenti del blog. Ho usato Ibook Autor per creare un mini ebook che poi mio marito ha stampato ed assemblato amorevolmente, così giusto per poter mostrare subito qualche foto dei miei lavori più recenti (alla fine dell’articolo potrete scaricare gratuitamente il piccolo ebook in formato pdf se volete).

Ma veniamo alla fiera.

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Non era grandissima e le gallerie che hanno destato il mio interesse erano poche, la maggior parte degli stand esponevano i soliti artisti straquotati (Schifano, Rotella…) che oltretutto non amo, qualcuna invece proponeva artisti emergenti, alcuni dei quali mi sono piaciuti moltissimo.

Per il mio carattere andare a proporsi in prima persona è stato difficile, sentirsi dire NO o vedersi guardare con aria di sufficienza è devastante, anche perchè  non si va a vendere un sapone o una crema, in quanto artisti si va a proporre noi stessi, la nostra arte contiene la parte più intima e potente del nostro essere ed un no ad una nostra opera è come se fosse un no alla nostra vita.

Per fortuna ho incontrato un paio di galleristi con i quali è stato possibile anche parlare a lungo; con ciò non voglio dire che per questo si avvierà una collaborazione, ma se non altro è stato possibile avere un’idea di come funzionano certi meccanismi ed ho potuto lasciare un contatto senza sentirmi come se mi facessero l’elemosina.

Una cosa è certa, esperienze del genere mi mettono di fronte in modo inequivocabile il fatto di quanto sia difficile emergere e soprattutto di quanto il mio stato fisico un po’ traballante mi sia di ostacolo, ma come dico sempre dipingere è la mia vita, non posso fare altro che continuare su questa strada come posso e con i limiti che ho.

Menzione speciale al gallerista che sfogliando la mia brochure ha definito i miei quadri “gradevoli”… gli ho sorriso, ma gli avrei sputato in un occhio.

NoProject Ebook

 

Parlare con le immagini


Quando tutto è collegato…

Lettura e dintorni

Argomento settimanale: Interazione tra scrittura e immagini
Le immagini possono scrivere parole? Con questa domanda lancio ufficialmente il nuovo argomento settimanale: l’interazione e contaminazione tra scrittura e mondo visivo. Quale rapporto intercorre tra le immagini e le parole?
(Circolo 16)

Le immagini possono scrivere parole? Certo che sì.

Fin dall’antichità si parlava al popolo mediante le immagini prima che con le parole, quando l’alfabetizzazione era rarissima si indottrinavano le persone tramite affreschi, mosaici, dipinti e così via.

Talvolta le parole non si trovano per esprimere certe sensazioni mentre tramite le immagini, che possono essere figurative o astratte, le sensazioni arrivano…vero è che un bravo scrittore riesce a trasmettere emozioni o concetti anche senza bisogno di immagini, così come un bravo pittore riesce a dare un messaggio anche senza spiegare il suo quadro verbalmente.

Credo tuttavia che, a meno non si voglia dare un messaggio estremamente semplice, l’immagine si presti a maggiori…

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L’insegnamento della pittura.


Non amo i tutorial di pittura.

Non amo chi insegna a tutti la stessa cosa nello stesso modo.

Non amo gli allievi fatti con lo stampino che sembrano i cloni dell’insegnante.

Meglio un allievo con qualche difetto tecnico ma con l’anima che esce dal quadro.

Non è facile insegnare la pittura senza prevaricare, è un metodo faticoso che spesso non viene compreso.

Se lascio correre su un difetto non è perchè non lo vedo, ma perchè lo ritengo meno importante dell’espressione della persona da cui il difetto proviene.

Ci sono poche regole che secondo me sono fondamentali e valgono per tutti, la prima e fondamentale è imparare a vedere; le altre figuriamoci se le scrivo qui, ho appena affermato che non amo i tutorial di pittura.

Al di là delle poche regole che valgono per tutti poi l’insegnamento della pittura è un lavoro psicologico. Occorre tirare fuori il meglio da ognuno rispettandone i difetti che se addomesticati con garbo possono diventare pregi.

La fatica maggiore dell’insegnamento è portare l’allievo a migliorare senza essere invadente, senza violentare la sua natura, senza essere crudi nella critica. Criticare facendo capire l’errore ma senza infierire è molto arduo; questo è lo scoglio maggiore che rallenta il progresso dell’allievo ma che non lo mortifica nell’amor proprio.

Credo che la difficoltà più grande per un insegnante sensibile sia riuscire a trovare un equilibrio tra il rispetto verso l’anima dell’allievo ed il conseguimento di un risultato tecnico soddisfacente.

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La pittura per me è ancora miele.


Leggendo “La confessione” di Tolstoj ho trovato la spiegazione semplice e chiara del perché dipingo.

In tutta l’angoscia di incertezza che mi perseguita l’arte per me è ancora miele.

“Già da lungo tempo è stata raccontata la favola orientale del viandante inseguito nella steppa da una belva inferocita. Per mettersi in salvo dalla belva il viandante balza dentro un pozzo senza acqua, ma sul fondo del pozzo vede un drago che spalanca le fauci per divorarlo. E l’infelice, non osando striciar fuori per non essere sbranato dalla belva inferocita, non osando neppure saltare sul fondo del pozzo per non essere divorato dal drago, si afferra ai rami di un cespuglio selvatico cresciuto nelle fenditure del pozzo e si regge ad esso. Le sue mani allentano la presa ed egli sente che presto dovrà arrendersi alla fine che lo attende da ambedue le parti; ma egli continua a reggersi e mentre sta aggrappato si guarda attorno e vede due topi, uno nero e l’altro bianco che girando uno di qua e uno di là dal fusto del cespuglio a cui sta appeso, si sono messi a roderlo. Ed ecco che il cespuglio è lì lì per schiantarsi e precipitare ed egli cadrà nelle fauci del drago. “Il viandante vede tutto ciò e sa che inevitabilmente perirà; ma mentre sta così appeso cerca intorno a sé e trova sulle foglie del cespuglio delle gocce di miele, le raggiunge con la lingua e le lecca.”

“Così anch’io mi reggo ai rami della vita sapendo che il drago della morte, pronto a sbranarmi, mi aspetta inevitabilmente e non posso capire come mai sono sottoposto a questa tortura. Ed io provo a succhiare quel miele in cui prima trovavo consolazione; ma questo miele ormai non mi rallegra più e il topo bianco e il topo nero – giorno e notte – rodono il ramo a cui mi reggo. Vedo chiaramente il drago, e il miele non è più dolce per me. Vedo una cosa sola: il drago inevitabile e i topi – e non posso distogliere lo sguardo da essi. E questa non è una favola bensì la vera verità, indiscutibile e comprensibile a tutti.”

“L’antico inganno delle gioie della vita che attutiva il terrore del drago ormai non m’inganna più. Per quanto mi dica: tu non puoi comprendere il senso della vita, non pensare, vivi: io non posso farlo, perché troppo a lungo l’ho fatto prima. Ora io non posso non vedere i giorni e le notti che corrono via e che mi conducono alla morte. Vedo solo questo perché solo questo è la verità. Tutto il resto è menzogna. Quelle due gocce di miele che più a lungo delle altre hanno fatto sì che distogliessi gli occhi dalla crudele verità e cioè l’amore per la famiglia e quello per lo scrivere, che io chiamavo arte, ormai non sono più dolci per me.”

Passi di: Lev Nikolaevič Tolstoj. “La confessione”.

A questo LINK la recensione completa al libro.

Com’è faticosa la coerenza


In questo post non parlo di arte ma semplicemente faccio una constatazione, esprimo un pensiero piccolo derivato da un altrettanto piccolo fatto della mia vita quotidiana.

Suona il campanello, mi alzo e chiedo chi è quasi senza attenzione perchè a quell’ora viene sempre il postino, una voce diversa però mi dice «Sono Don Luigi, per la benedizione.»

Ok panico.

Nel giro di un secondo ho pensato se dirgli subito che non ci credo o se farlo venir su a benedire come sempre è successo e farmi un segno di croce alla sfuggita, così giusto per essere gentile.

La mia vocina un po’ flebile ha detto «Beh, veramente non sarei credente…» e lui ha risposto «Ma nemmeno tuo marito?»

Ok panico di nuovo, perchè mio marito proprio proprio come me non è…sì insomma, ne parliamo spesso della questione religiosa anche perché entrambi abbiamo avuto un passato da cattolici praticanti (lui più di me a dire il vero e forse in questo passato era pure amico di questo prete gentile), anche se adesso siamo praticamente agnostici, io quasi atea…

Ho risposto «NI».

Vi rendete conto? Rispondere ni al citofono ad un prete che ti chiede se tuo marito è credente è da decerebrati.

Lui con il sorriso nella voce mi ha detto «Va bene, ti rispetto, salutami tuo marito»

Mi sono sentita una merda.

E’ dura abolire l’abitudine di anni, è dura non fare ciò che si è sempre fatto per seguire una conformità di pensiero, è dura dire di no alla gentilezza.

Mio marito mi ha rassicurata, mi ha detto che ero semplicemente stata coerente con ciò che penso. Sì,  ma è difficile essere coerenti, anche nelle piccole cose, specialmente quando sarebbe molto più semplice fare gli ipocriti, buon viso a cattiva sorte e fingere, con buona pace di tutti.

Il fattore umano


Dell’importanza di un maestro vero.

Il fattore umano viene dimenticato sempre più spesso.
Troppo spesso dimentichiamo la qualità del rapporto diretto con le persone, il poter scambiare opinioni dal vivo, il poter toccare con mano e guardare da vicino l’operato altrui…
Perchè oggi rifletto su questa cosa? Semplice, perchè ho visto la pubblicità dei corsi di pittura a fascicoli ed ho provato pena.
Mi ha fatto tristezza pensare ad una persona che va in cartoleria a comprarsi il corso per imparare a dipingere, l’ho immaginata da sola a cimentarsi con quest’avventura, l’ho immaginata fiduciosa verso questo mezzo di apprendimento e contenta di spendere poco, l’ho immaginata pensare che non sarebbe valsa la pena di spendere troppo per un corso di pittura quando basta un fascicoletto ad insegnarti le tecniche di base. Poi ho cominciato a vedere questa persona arrabbiarsi perchè le cose che sembravano così facili nel tutorial in realtà non lo sono e non c’era nessuno a darle un consiglio, a dirle una parola di incoraggiamento; ed infine ho visto la stessa persona dopo un po’ di tempo accantonare l’idea di dipingere e mollare i fascicoli in un cassetto.
Perché il fattore umano è importante.
Perchè in un corso di pittura, se si ha la fortuna di frequentarne uno collettivo, oltre ad imparare dall’insegnante si impara anche dagli altri  e comunque un maestro in carne ed ossa ha bagaglio tecnico ed umanoo, un’esperienza che nessun fascicolo può trasmettere.
Una persona vera è lì mentre impari e ti incoraggia,  capisce dove sbagli e può correggerti, un maestro con cui instauri un rapporto cerca di capire la tua difficoltà e prova a convertirla in un passo avanti.
Un fascicolo comprato in cartoleria non potrà mai darti né l’esperienza né il supporto morale ed umano che un maestro di pittura ti potrà offrire.
Non scordate mai il fattore umano.

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Le puttane dell’arte


Io li chiamo  le puttane dell’arte,  sono quei critici che, una volta raggiunta la notorietà, se ben pagati ti recensiscono e si sperticano in lodi anche se sei un artista penoso.
Quando mi riferisco a tali individui me ne viene in mente subito uno, di cui ovviamente non posso fare il nome, perchè va bene essere senza peli sulla lingua, ma cogliona no, e non voglio certo beccarmi una denuncia…
E’ la seconda volta che vengo contattata dalla stessa organizzatrice di eventi per artisti dalla parlantina fluente, nel cui eloquio le parole più ricorrenti sono “importante” ed il nome della puttana, come se queste due paroline fossero la chiave del paradiso, mentre servono solo per aprire il cancello della diffidenza del malcapitato artista.
La prima volta c’ero quasi cascata, l’unica cosa che mi salvò è che la cifra richiestami era davvero troppo spropositata e prima di dire sì ci ragionai a bocce ferme; nulla è nemico di questa gente come il tempo: loro non devono darti il tempo di pensare, ti assediano con telefonate lusinghiere, ti dicono che le adesioni sono tantissime ma che ci tengono troppo a che tu ci sia, ed è per questo che ti hanno telefonato, e ti dicono anche che la puttana ha visto i tuoi lavori e se ne è innamorato… ovviamente il mega critico nemmeno sa che io esista, perchè altrimenti, penso io, se davvero fosse rimasto folgorato dalle mie opere magari mi avrebbe contattato, non sono poi così difficile da trovare in fondo.
Sono diventata stronza, tutti questi tentativi di lucrare alle spalle degli artisti o di chi crede di esserlo mi ha fatto venire la bile, e smascherare certi meccanismi è diventato quasi un gioco. Stamani ho investigato un po’ e sono andata a vedere il materiale sugli eventi importantissimi passati ai quali volevano partecipassi, e come pensavo tanto fumo e niente arrosto… un bellissimo allestimento dove la maggior parte delle opere erano penose. Vogliamo parlare della giuria del concorso al quale mi hanno invitata? Praticamente io mammeta e tu.
Ovviamente la puttana è il giurato di spicco, poi pinco e pallino della ditta organizzatrice ed un paio di galleristi, dei quali uno non aggiorna il sito della propria galleria da 3 anni e l’altro tiene qualche nome famoso in vendita ma poi mangia sui disgraziati come me che pagano per esporre.
Insomma, il solito schifo.
Ma torniamo alla puttana e al perché di questo epiteto.
Viene da chiedersi perchè uno che in fin dei conti ha una certa cultura ed una certa reputazione come critico si presti a certi teatrini, e la risposta è una sola: SOLDI.
Perchè i soldi evidentemente non bastano mai.

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Visibilità a tutti i costi?


nonvedoGiunge un momento in cui ti rendi conto che non puoi volere la visibilità a tutti i costi.
Per un artista essere visibili è fondamentale e bisogna fare tutto ciò che è in nostro potere per ottenere questo, ma tutto ha un limite.
Ovviamente in questo post parlo di chi vuole fare l’artista per professione come me e non solo dipingere in eremitica e beata solitudine.
Di limiti già ce ne sono assai e sono imposti dal mercato, dalle amicizie che contano ( se non le hai auguri!) dalla disponibilità finanziaria, dalla salute che ti permette di darti da fare, dalla capacità imprenditoriale dell’artista stesso (ovvio che quelli che ce l’hanno sono favoriti) e da mille altri fattori tra i quali anche l’anelata botta di culo che non a tutti capita. Quindi uno si domanda se oltre a tutti i limiti imposti dall’esterno dobbiamo imporcene anche noi… la risposta è SI!
Perchè una visibilità a tutti i costi può risultare deleteria se ci esponiamo nel modo sbagliato.
E questo lo dico oggi, a 45anni, dopo una marea di errori fatti anche recentemente…perchè restare impigliati nella ragnatela è facile, soprattutto se abbiamo voglia di affermare la nostra arte e di farla conoscere al mondo intero. Perchè lo dico oggi? Perchè proprio oggi ero quasi caduta nuovamente nella trappola. Ma andiamo per gradi.
Premetto che sono attivissima a livello di socialnetwork perchè mi piace e perchè sono gratuiti, anche se lasciano molto il tempo che trovano, non è facile vendere quadri tramite i social come si può pensare, checché se ne dica…o almeno a me non capita, forse  sono convinta di essere brava e non lo sono, o forse la massa non è sufficientemente educata all’arte e difficilmente spende per comprare un quadro da un artista visto su twitter o pinterest…troppi forse e troppi ma. Sta di fatto che ogni tanto parto alla volta di qualche nuova idea on line ma che raramente ne ottengo un ritorno effettivo, ma non è di questo che voglio parlare oggi.
Il discoro era iniziato solo per dire che  cerco la visibilità in ogni modo possibile soprattutto se gratuito, volendo però dare la mia impronta, bene o male sui miei vari profili, che sono gestiti da me, si trova ciò che io voglio che si veda, le amicizie le scelgo io, il blog, il sito o il profilo sono personali e hanno un filo logico e conduttore.
Oggi invece mi è stata fatta una proposta editoriale collettiva, un libro d’arte insieme ad altri 12 artisti. La signora al telefono era gentile e sapeva fare il suo mestiere. Il prezzo era onesto ed io ero molto tentata. Poi per fortuna, memore dei cataloghi delle mostre cui ho partecipato ho detto ALT.
Ho chiesto alla signora che mi mandasse un esempio dell’opera per vedere il livello artistico dei partecipanti e qui è cascato l’asino: mi è arrivato un file pdf con opere degne di un corso amatoriale per principianti… capisco che per lavorare si fa di tutto ma questo spacciare per il mondo arte di scarsissima qualità è deleterio per tutti! Deleterio per i poveri disgraziati che vengono esposti al dileggio di chi sa cosa voglia dire dipingere e deleterio per i fruitori cui viene fatto credere che certe croste siano opere d’arte.
E’ GIUNTO IL MOMENTO DELLA CONSAPEVOLEZZA DI QUELLO CHE VALGO,  LE MIE OPERE POSSONO NON PIACERE MA OGGETTIVAMENTE CREDO CHE SIANO DI UN LIVELLO PROFESSIONALE, E NON DESIDERO PIU’ FAR PARTE DI MOSTRE, CATALOGHI E SIMILI DOVE IL LIVELLO SIA INFERIORE AL MIO.
Se ti esponi con i dilettanti sei un dilettante, questo è il punto. Che pubblicità ne viene a me? Che immagine do di me stessa?
Credo che le false modestie debbano andare a farsi benedire. So qual’è il mio valore e non voglio più mettermi in situazioni dove questo venga pregiudicato.
Quindi ben venga la visibilità ma non a tutti i costi.
Non vale in arte il detto “purchè se ne parli”, perchè se intorno a te si parla di merda  il puzzo ti resta attaccato addosso, quindi l’unica è prendere le distanze.

Gusto affondato


Gusto in caduta libera

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DollSamantha, 100×130 olio su tela 2015

 Ma sì, certo livelliamo sempre di più il gusto artistico verso il basso… Fioriscono portali in cui si invita a vendere le proprie opere d’arte, portali nei quali non c’è un minimo di selezione. Cani e porci sono invitati a mettere in mostra le proprie schifezze, e non parlo in modo saccente o da persona che si sente superiore, parlo da professionista che dipinge da anni e che si è laureata in pittura. Vedo sempre più quadri che sono croste senza un minimo di tecnica o di decenza, persone che si improvvisano artiste e che credono di aver realizzato opere d’arte invece di semplici quadri a livello hobbistico. Credo che dobbiamo dire basta, chi fa l’artista di professione dovrebbe smettere di sottostare a certi meccanismi. Basta mettersi in mostra con dilettanti allo sbaraglio, basta pagare € 50 solo per far vedere un’opera e partecipare eventualmente ad un concorso… tutto ciò è uno schifo. L’arte dovrebbe elevare le persone, invece adesso tutti si credono artisti, alla prima te la imbrattata si crede di poterla vendere on-line… Sono stufa di tutto questo, stufa marcia.

Pensieri sparsi


You are beautiful

You are beautiful, 100×120 olio su tela 2015

Questo post andrà formandosi a ruota libera, un po’ assurdo, senza capo né coda e senza scopo, incompleto e svagato, sarà lo specchio di come mi sento in questi giorni.

I pensieri arrivano e se ne vanno così veloci che spesso non ho voglia nemmeno di fissarli. Sono giorni che mi dico di scrivere due righe su questo blog, di parlare un po’ di me, del mio stato attuale di persona e di artista ma non ho mai trovato né il tempo né la voglia. Oggi, reduce da giorni che hanno interrotto la mia routine pittorica e che mi hanno prosciugato energeticamente, mi sono messa al computer a sistemare un po’ di cose, ed ho pensato di fare un post un po’ a ruota libera.
Il 2015 è stato un anno molto intenso a livello artistico, ho dipinto molto, partecipato a mostre e concorsi, ho incontrato finalmente una gallerista che crede nel mio lavoro, ho allestito una personale permanente in un locale fantastico…insomma ho macinato colore e idee e in questi giorni che mi sono fermata mi è crollata addosso tutta la stanchezza e tutti i dubbi che periodicamente mi assalgono.
La fine dell’anno porta sempre a fare dei bilanci e viene da porsi la domanda se quella che si percorre sia la strada giusta o meno, se ciò che facciamo trovi un giusto riconoscimento, se vogliamo continuare a percorrere una via o se vogliamo cambiarla… Oggi pensavo di dipingere, poi ho sentito che non avevo l’energia giusta, che avrei potuto rovinare un lavoro iniziato bene ed ho preferito rimanere ferma un altro paio di giorni.
A volte mi chiedo a cosa serva tutto ciò, questo correre, questo creare come una forsennata… nei periodi di stanca tutto è fatica, e non mi riferisco alla realizzazione delle opere ma soprattutto al lavoro di promozione che viene insieme ad esse, quella promozione che è necessaria se si vuole dipingere come professionisti e non solo come passatempo; forse è quello che mi pesa, che mi stanca… quel dovermi occupare di cose che mi portano via forza e che danno scarso frutto, è quel tentare di ragionare in modo creativamente pratico che mi sfibra, è quella lotta continua contro la Monica che vorrebbe pensare a dipingere senza preoccuparsi del concreto mercato dell’arte, un mondo in cui non mi trovo e non mi riconosco. Oltre a questo non sono solo un’artista, e da persona devo affrontare anche cose che esulano ovviamente dalla pittura ma che portano via moltissimo tempo ed energia, cose pratiche che tutti affrontano ma che non tutti hanno la capacità di assorbire allo stesso modo.
Talvolta mi sembra di essere una spugna che si gonfia con una sola goccia di acqua, mi saturo immediatamente e non c’è posto per tutto ciò che arriva dalla vita.