Pudicizia


Quando morirò, il più tardi possibile, voglio che mi venga risparmiato di essere vista nella bara.

Trovo che sia privo di pudore mostrare un corpo senza vita distrutto dalla malattia, la pelle cerea con la freddezza e la durezza del marmo… un guscio vuoto privo della vita che lo animava e rendeva la persona quella che era.

Ho visto donne che non uscivano senza un filo di trucco e mai in disordine, esposte alla mercè degli sguardi senza un velo di colore sul volto, con i segni della sofferenza…e magari negli ultimi giorni della loro vita si erano pure private della gioia di vedere gli amici per pudicizia.

Truccare i morti è una forma di amore che da noi non è in uso.

Da noi mostriamo gli spettri di ciò che è stato.

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9 comments

  1. La cosa sarebbe stata terribile soprattutto per gli antichi Romani, per i quali la morte fissava per sempre l’immagine di una persona. Quanto sono più sinistri, a questa cupa luce, i versi dell’Eneide in cui Virgilio osserva tristemente che due gemelli identici (l’accenno al “gratus parentibus error”, l’errore gradito dei genitori, evoca un’intera serie di vivide e tenere scenette quotidiane), morti entrambi sul campo, ora che uno ha perso la mano e l’altro la testa, non si potranno più confondere…

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