Mese: ottobre 2013

Le "impressioni" di Lidice


Proprio stamani stavo pensando che i dipinti, una volta dati in pasto al pubblico, cessano di avere un proprietario, appartengono a chi li guarda.
Certo chi li acquista può vederli dal vero, li può toccare e goderne ogni volta che vuole, ma non ne è il padrone assoluto.
Ognuno può vedere in un quadro ciò che vuole o può, in base alla sua sensibilità, al suo vissuto, al suo modo di ragionare.
Ognuno può trarre da un dipinto sensazioni, impressioni, conclusioni anche lontane da ciò che l’artista ha provato o pensato, o che nell’artista stesso possono essere inconsce.
L’amico e scrittore Lidice, conosciuto tramite Twitter (vedete che anche i socialnetwork sono utili?) mi ha mandato queste sue “impressioni” dicendo molto pudicamente che non volevano essere una recensione. A me le sue parole hanno fatto molto piacere ed ho pensato che sarebbe stato bello condividere con altri ciò che lui ha visto nei miei dipinti.
Buona lettura.
 
Non c’è un quadro di Monica Spicciani che non faccia pensare, spesso siamo quasi aggrediti dalle figure rappresentate, per poi rendersi conto che abbiamo bisogno di rifletterci sopra. L’immediatezza con cui ci colpiscono alcune figure della serie No – Tabù la ritroviamo anche nei volti di donna, in ogni espressione e pennellata c’è forza e carattere che ci colpisce subito per poi  vagarci dentro.
Interpretare queste opere vuol dire applicarsi ad un sentimento che l’artista vuole trasmettere riuscendoci.
I colori invitano alla meditazione facendo scomparire le figure dal suo carattere più immediato per farci assumere un atteggiamento di ricerca. A me succede questo quando guardo le sue opere. Quasi sempre riesco a trovare una via di lettura, una interpretazione, che al di là delle vere ragioni che l’artista pone, mi fa comunque comunicare con il quadro e rende per questo la cosa piacevole da ogni punto di vista.
C’è una raffigurazione delle cose in cui ritroviamo molti indizi di consapevolezza, generosità e speranza e che andrebbero analizzati non con della semplicistica psicoanalisi da principianti, ma con il rapporto che hanno con la vera arte del nascosto, del rendere le cose solo intuibili.
Queste riflessioni mi sono sorte dalla visione di Brest n° 8 che ancora una volta travolge con discrezione le aspettative di un occhio non esperto, ma incline alla lettura dei sentimenti.
La prospettiva di quel seno maturo ci indica più strade che fanno riferimento ad una sensualità materna da cui è difficile staccarsi e non riconoscere. C’è un desiderio di accoglimento  che rimane tale, che non si risolve nel modo consentito e che riflette i suoi riverberi sulla sfera sessuale ormai matura e mai del tutto esaustiva. Come se tutto diventasse parziale e insufficiente di fronte al desiderio primario. Un desiderio che non “sceglie” rimanendo latente come il capezzolo in primo piano che ci impone l’ambivalenza della nutrizione e del sesso come fonte di ogni possibilità.
La bellezza di queste opere resta nella forza che riescono ad esprimere, un insieme di carattere e consapevolezza che attraverso l’esplicito ci rende partecipi delle cose nascoste e ben misurate.
Per tornare ai colori che fanno sembrare i dipinti come filtrati da una tecnicismo medico moderno, fanno venire alla mente una sorta di cura che l’artista vuole affrontare con l’impeto guerriero della verità, di chi non si arrende.
Mi sento di dare solo un consiglio a chi avrà il piacere di guardare un quadro di Monica Spicciani, non pensiamo soltanto all’evidente oppure ad una artista che vuole proporsi agli altri in modo semplice o quasi neutrale, ma in quel quadro che avete di fronte cercate sempre qualcosa perché c’è. Dirompente al pari dell’evidenza.
A portata di mano di ognuno di noi, elargito in modo originale o classico nei contenuti, ma sempre con dentro un surplus di idea del sentimento che l’artista ci impone doverosamente di farlo venire fuori.

Lidice  J

Svincolarsi


In questa settimana ho riflettuto sulla possibilità di essere liberi, che noi stessi per primi spesso non ci diamo.
La mia riflessione era incentrata soprattutto sul mio progetto “NOTabù” e alla sensazione che anche questo, nel suo espandersi ed esaurirsi, sia diventato un vincolo alla mia  espressività.
Quando ho iniziato a dipingere questa serie avevo i miei motivi, sentivo il bisogno di infrangere gli schemi del perbenismo, di dare risalto e pari dignità ad ogni parte del corpo umano. Questo bisogno lo sento tutt’ora, ma avendo in parte appagato questa necessità, è sorto n me anche il desiderio di dipingere altri soggetti che non possono far parte di NOTabù.
MI SONO POSTA UN PROBLEMA.
Ma il problema è inesistente.
Devo diventare aguzzina di me stessa negandomi la libertà di esprimere attraverso la pittura ciò che più mi aggrada? NO.
NOTabù è un progetto al quale ho lavorato parecchio, posso permettermi di accantonarlo momentaneamente o definitivamente, l’arte deve fluire libera, senza condizionamenti esterni o interni.
Un nuovo progetto a tema libero è in arrivo, e come il vento che quando arriva spazza via ciò che non è più aggrappato, chiede spazio per insediarsi nella mia pittura.
Un progetto senza tema, senza schemi, senza nessun codice.
Ancora non ho deciso quale sarà il nome di questa nuova serie di dipinti, troverò un titolo da cui si evinca che nessuna costrizione tematica sarà voncolante.

La gentilezza e altre riflessioni a ruota libera


Siamo gentili perchè lo siamo o perchè vogliamo essere amati? Oppure siamo gentili perchè ci è stato insegnato ad esserlo?
A volte penso che dovrei imparare ad essere più “stronza”.
Sicuramente alcune persone pensano che lo sia già, forse per il mio carattere un po’ “fumino” che mi fa indignare facilmente e che altrettanto facilmente mi fa dire ciò che penso fuori dai denti. Sta di fatto poi che se mi si chiede scusa o se si aspetta che mi passi sono buona come il pane.
A volte ho la sensazione di essere troppo compiacente, specie con gli estranei, troppo gentile…ma in fin dei conti, chi ti conosce? Perchè devo perdere il mio tempo con te? Non so nemmeno se sei interessato alla mia persona o se mi cerchi per un secondo fine, come il tipo che mi seguiva su Twitter perchè voleva farmi da modello, appena gli ho detto che ne avevo già uno ha smesso di seguirmi.
Ecco, proprio questo pensavo in questi giorni. Basta essere troppo disponibile o accomodante con chi non conosco. Perchè devo chattare con te sconosciuto anche dopo aver visto che non mi interessa ciò che dici se non trovo il tempo di fare una telefonata alla mia amica d’infanzia? La gentilezza ok, ti rispondo una volta, ma se ti dico che non amo chattare, e soprattutto se non ho nulla da dirti, stop, non mi stressare.
E a te, Perchè devo dare il mio numero di telefono? La messaggistica su facebook funziona benissimo per comunicarmi quando è arrivato quel prodotto che cerco…tu vuoi il mio telefono così poi mi chiedi di fare una dimostrazione a casa mia oppure mi vuoi trascinare a fare la venditrice con te… no, non sono malfidata, so come funzionano certe cose. E mi sento pure stronza a non darti il mio numero di cellulare…
MA PERCHè DIAVOLO DEVO ESSERE SEMPRE GENTILE? DOVE STA SCRITTO???!!!
Mi rendo conto che in questo post sto saltando di palo in frasca, anzi, sto andando a ruota libera come se mi sfogassi con la mia migliore amica, il problema è che a quest’ora la mia migliore amica è al lavoro, e quando torna a casa se parliamo al telefono c’è il bimbo che prende la cornetta e si inserisce nella conversazione e non c’è verso di finire un discorso…e allora cosa mi resta? Sfogarmi sul blog!
Ma torniamo all’inizio.
Tendenzialmente credo di essere gentile perchè credo nella civile convivenza, nel rispetto degli altri, nel potere di un sorriso o di una parola detta invece che tenuta tra i denti…certo aggiudicarmi anche l’affetto altrui non mi fa schifo.
Sicuramente la mia non è una gentilezza affettata, viene dal cuore.
Però se vedo che è mal riposta, che davanti a me c’è un approfittatore, un furbetto, un maleducato, oppure un ottuso o indifferente alla mia persona faccio anche presto a mutare la gentilezza in sarcasmo o in altrettanta indifferenza. Il guaio è che comunque ci rimango male.
Bene, credo di aver fatto un panegirico…soprattutto spero di non essere fraintesa dalle persone con cui ho un rapporto meramente internettiano e con le quali voglio continuare ad avere scambi di idee o opinioni, il guaio è che SPESSO I MESSAGGI SUBLIMINALI NON VENGONO COLTI DA COLORO A CUI SONO DIRETTI E VENGONO RECEPITI DA COLORO CHE DOVREBBERO INGNORARLI! 
Questo è il guaio di mettere un messaggio in rete e chi lo legge lo legge.