Mese: ottobre 2012

Il tempo di realizzazione di un’opera d’arte è un metro di giudizio?


Ieri riflettevo sul fatto se fosse giusto dare un valore equivalente ad opere realizzate in tre mesi rispetto a quelle realizzate in due ore. Sono approdata a questa riflessione in merito al tentare di fare le valutazioni del mio lavoro. Ad esempio alcuni dipinti della serie “donne in pezzi” hanno richiesto da uno fino a tre mesi di lavoro. Altre opere invece della serie “esternazioni” o “animali colorati” hanno richiesto molto meno, alcune addirittura 2 ore.
Ebbene,  dopo un breve pensamento sono approdata alla soluzione che l’arte non si può misurare in ore di lavoro, altrimenti sarebbe artigianato, e nemmeno in termini di soldi spesi per realizzare l’opera.
Innanzitutto non tutti sono in grado di realizzare dipinti, e se vogliono averli è giusto che paghino per questo, come io devo pagare per ottenere tutto ciò che non sono in grado di produrre da sola. Inoltre sono arrivata ad una consapevolezza folgorante: riesco a realizzare un dipinto in due ore perchè alle spalle ho cinque anni di studi specifici e oltre vent’anni di esperienza pittorica…e se dovessi calcolare questo  tempo allora una piccola tela realizzata in due ore varrebbe miliardi!

Riflessioni a Vernice avvenuta


Sabato 20 ottobre 2012 ho avuto l’onore di ospitare nel mio studio molte persone che mi vogliono bene, mi sono amiche e mi seguono da sempre. E’ stata una bella festa, con scambi a livello personale ed emotivo molto  intensi. Peccato, tuttavia, che nessun nuovo volto si sia affacciato alla porta del mio studio, che nessuno abbia raccolto l’invito delle mie numerose locandine lasciate in giro o delle email mandate a coloro che mai avevano visto i miei lavori dal vivo. Nessuno facente parte di associazioni culturali, gallerie o autorità comunali che avevamo invitato ha trovato il tempo di passare dieci minuti…queste cose fanno riflettere…
Ci si riempie la bocca di valorizzare la cultura locale, i beni che abbiamo e poi quando un’artista del posto crea un occasione di aggregazione tutti sono impegnati in qualcos’altro. Manca la curiosità di conoscere e di vedere.
Ho iniziato a chiamare Facebook “il buco nero” perchè si tratta di un luogo virtuale in cui le amicizie sono virtuali e tutto ciò che vi viene messo sopra finisce nell’oblio immediatamente. Un “mi piace” buttato lì e poi puff, ci siamo già scordati… Ho invitato circa 300 persone su facebook, quante sono intervenute? Quattro o cinque, ma sono venute perchè sono amici in carne ed ossa che non avevo certo bisogno di contattare tramite un social network. Per carità, i social hanno i loro vantaggi, puoi usarli per comunicare velocemente con le persone che conosci oppure anche semplicemente come sfogo quando ti va di esternare e non hai nessuno pronto che ti ascolti.

Ma lasciamo stare le polemiche sterili, ogni esperienza deve portare ad una crescita e ad una maggior consapevolezza e sicuramente anche “raccolta differenziata” è stato un passo su un cammino di evoluzione umana ed artistica facente parte della mia vita.

Io e la politica


Il problema è che non mi sento rappresentata in toto da nessuno. Premetto che sono un ingenua, credulona e ignorante in materia, che tenta di accostarsi a ciò che accade nel mondo per poter avere un’opinione e di dare il proprio piccolo contributo… Ma non riesco.
Che sono orientata verso sinistra non è un mistero, ma non riesco a trovare nessuno che mi ispiri completa fiducia e a cui accordare il mio voto. Dovrò scegliere il meno peggio o rinunciare ad esprimermi? A volte mi sento una banderuola che si gira verso questo o verso quello a seconda Di ciò che affermano.
Sicuramente mi mancano gli strumenti necessari per avere un discernimento consapevole. Vorrei poter creare un super politico formato dalle parti migliori o che mi convincono di più tra tutti quelli che ascoltano parlare… Ma è impossibile e così continuo a concordare Ora con l’uno ora con l’altro senza riuscire a riporre la mia fiducia in nessuno di loro.
Questo mio tentennare.mi fa sentire stolta e membro onorario del classico popolino pecorone che non è capace di avere un’idea sua e di portarla avanti. Come stavo meglio quando viveva nel mio mondo ignara di tutto il resto… Ma non è giusto ritirarsi nelle proprie fantasie nemmeno per chi vive di arte come me.

L’estremo sacrificio di un’opera d’arte


Mi è successo diverse volte di guardare opere da me realizzate nel passato rimaste invendute, non regalate, non barattate… 
Mi sono ritrovata ad odiarle quasi. 
Le ho trovate inutili, insulse… Così ho deciso di sacrificarle. 
Sembra assurdo lo so, che un ‘artista possa arrivare a cancellare opere da lei fatte e da lei amate. Ma è quello che ho fatto. 
Lo spazio non è mai abbastanza, i soldi per comprare tele e materiali non sono mai abbastanza, niente è mai abbastanza. Così Ho deciso di sacrificare alcune opere dandovi sopra una bella mano di bianco e riportarle a nuova vita Creando con esse un nuovo dipinto. A queste opere ho chiesto un estremo sacrificio, ho chiesto loro la vita in cambio di una nuova vita. Sono crudele? Sono insensibile? Non lo so… Sta di fatto che dal momento che l’ho deciso non ho provato né rimorso ne sofferenza. L’ho fatto e basta. Forse mi sono rivelata una madre crudele verso figli che non sono stati voluti da nessuno, forse mi sono semplicemente adattata al bisogno di spazio e al bisogno di nuovi supporti per lavorare. Quindi, se vi piace una mia opera, non aspettate a dirlo. 
Se vi piace una mia opera prendetela adesso perché domani potrei averla cancellata.